Il BB Federico I è un buon indirizzo del centro storico di Sassoferrato per visitare la mostra "La devota bellezza" (www.ladevotabellezza.it), dedicata al pittore Giovan Battista Salvi chiamato il "Sassoferrato", perché nativo proprio di Sassoferrato, un centro di origini antiche (un tempo c'era qui la romana Sentinum, oggi visibile nel suo Parco Archeologico) a poca distanza da Fabriano. Il pittore (1609-1685) è stato considerato a lungo un "Madonnaro", in senso quasi dispregiativo, perché dipinse numerose madonne, spesso riprendendole da tele di maestri rinascimentali. Fu Federico Zeri a riscoprirlo e a valorizzare tutta la sua unicità, sia nei disegni preparatori, sia nelle tele che a ben guardare contenevano una forte personalità. Lo stile, a prima vista, fa pensare all'arte rinascimentale; Salvi ebbe come fonte d'ispirazione Raffaello, Guercino, i Carracci, Guido Reni, Domenichino, eppure se ne distaccò per quanto riguarda la composizione, i colori quasi "astratti", le espressioni di una sensualità inedita per i suoi tempi. Il corpus centrale e la novità della mostra sono i 21 disegni provenienti dalla Royal Collection Trust di Londra, che fanno parte di una collezione di 63 disegni del Sassoferrato appartenenti alla Casa Reale Britannica dal 1768. Illuminante il confronto che la mostra, ospitata fino al 5 novembre al Palazzo degli Scalzi, fa tra i disegni preparatori (spesso di piccole dimensioni) e le tele definitive. Qualcuno ha paragonato Giovanni Battista Salvi ad Andy Warhol perché realizzò numerose Madonne tutte uguali, cambiandone via via il colore del manto, la stessa cosa che faceva l'artista pop americano con i ritratti di Marilyn Monroe. Di grande bellezza la "Madonna con bambino e San Giovannino" che è stata usata come manifesto della mostra. Presente anche un autoritratto dell'artista. Il Sassoferrato lavorò, oltre che nella sua terra che compare nei paesaggi dietro le figure sacre, anche a Perugia e, a lungo, a Roma. La mostra è stata ideata dal Comune di Sassoferrato e realizzata con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali e della Regione Marche.