Insulti e polemiche. Al centro del contendere, in Loggia, i post di Massimo Minini su Bigio e Paladino. Ma il sindaco: niente dimissioni. Consiglio comunale, le 10 di ieri mattina, un putiferio: «Vergognatevi!» (ipse dixit: Francesco Puccio) lanciati dall'altra parte dell'aula, le brocche dell'acqua al tavolo dei cronisti che quasi tremano per le urla, la presidente Laura Parenza che continua a suonare il campanello («l'interrogazione non è un dibattito!», ripete). Al punto tre dell'ordine del giorno ci sono i pensieri, le parole e soprattutto i post del presidente di Brescia Musei: i commenti social di Massimo Minini sul Bigio e sulla sua controfigura part-time l'opera di Mimmo Paladino sono stati «copiati e incollati» nell'interrogazione firmata da Forza Italia, Lega e X Brescia Civica. Ecce homo nero: il 5 maggio, in piazza Vittoria, la vernice della mostra del semi-dio della Transavanguardia, con la stele sul piedistallo del maschio fascista. Il giorno dopo, il gallerista legge un post al vetriolo su Facebook riferito all'installazione e commenta così: «Quando uccisero Mussolini, i partigiani sapevano che se l'avessero lasciato in vita avrebbero scatenato un finimondo. E così provvidero a sistemare le cose. Lo stesso non fu fatto per il Dazzi, un errore». Ma soprattutto: «Signori vi abbiamo servito Mimmo Paladino su un piatto d'argento. Le pietre preziose davanti ai porci?». La notizia si diffonde. Il sindaco Emilio Del Bono e il suo vice Laura Castelletti si dissociano. L'opposizione prepara l'interrogazione in cui si chiedono dimissioni e scuse. «Quello di Minini è uno sproloquio aberrante: i cittadini si chiedono come mai sia ancora impassibile al suo posto. Il presidente ha oltrepassato ogni limite: chiediamo che gli venga revocato il mandato e arrivino scuse a tutti i bresciani, definiti porci» dice Francesco Puccio. Finisce l'arringa. Tocca al sindaco: «Non c'è dubbio che il commento apposto su Facebook sia stato infelice: siamo immediatamente intervenuti richiamando Minini ad un approccio verbale coerente con le sue azioni. Ma le dimissioni, in città, non sono state date nemmeno con il caso Artematica, una vicenda molto più delicata sopra cui è calato il silenzio. Le dimissioni non si danno per un commento a un post, ma per fatti gravi: altrimenti, dovremmo chiederle a mezzo consiglio comunale». Partono i mugugni: «Ma Facebook è una manifestazione pubblica!» urla Puccio. Parenza seda l'aula con il campanello e Del Bono passa al secondo punto: il conflitto d'interessi del presidente. «Non è il ruolo che determina un conflitto d'interessi: a questo consiglio, in caso contrario, non potrebbero sedere avvocati, architetti o medici. Vi comunico che Minini ha comunicato al sindaco la totale assenza di rapporti economico-professionali con Paladino: non ha mai trattato opere dell'artista. Anche la scorsa amministrazione, tra l'altro, l'ha utilizzato per la mostra «Novecento mai visto». È una personalità assolutamente apprezzata anche all'estero, e svolge il suo ruolo con diligenza e professionalità». Fine del discorso. Paola Vilardi, Forza Italia, inizia il secondo round: «Il primo ad insultare gente sui social è lei, sindaco: ha addirittura denunciato Fabio Rolfi (consigliere regionale della Lega, ndr) per certe sue dichiarazioni. L'odio che lei pratica giornalmente si riversa sui suoi rappresentanti, che si sentono legittimati a dire quello che ha detto lei per primo (a questo punto, Parenza chiede di abbassare i toni, ndr). Ho sempre stimato Minini, ma mi sono dovuta ricredere dopo queste dichiarazioni. La questione sul suo conflitto d'interessi l'abbiamo sollevata dal primo consiglio di Brescia Musei». Veleni, musi e insulti finiranno alle 12.30, davanti al buffet gentilmente offerto da Tommaso Gaglia, consigliere del Pd, per le sue imminenti nozze: l'ha preparato dalla pasticceria del rivale leghista Tacconi. Prima del piacere e del brindisi, il dovere: tra le varie cose, ieri il consiglio ha approvato l'entrata della Loggia nella fondazione Civiltà Bresciana con un rappresentante nel cda (Giuseppe Tognazzi) e tre revisori legali (per ora, c'è Marco Astori). Approvato anche il regolamento tra i Comuni del Parco delle Colline: una serie di norme, regole e cavilli su manutenzione, viabilità e cura del verde per 40 ettari, cui si aggiungeranno quelli di Botticino.