Oltre agli ex sindaci Piero Fassino e Diego Novelli, ci sono nomi noti del mondo culturale di Torino: Gian Carlo Caselli, Marco Revelli, Aldo Agosti, Vladimiro Zagrebelsky. Sono alcune delle firme in calce a un appello per la salvezza del Museo Diffuso della Resistenza, nato nel 2003 e oggi in gravi difficoltà, denunciate dal suo presidente Pietro Marcenaro, che si è dimesso nei giorni scorsi. La crisi, dichiara al «Corriere» il direttore del Museo Guido Vaglio, ha due aspetti principali: «C'è in primo luogo un problema economico. Si è ridotto negli anni da 100 a 60 mila euro annui il contributo della Regione ed è stato cancellato quello della Provincia, che era di 10 mila. Il Comune nel 2016 ha stanziato 70 mila euro, che stiamo ancora aspettando, ma per il 2017 non aveva previsto nulla, anche se poi il sindaco Chiara Appendino ci ha assicurato che farà il possibile per venirci incontro. Sono tagli che colpiscono tutte le istituzioni culturali, ai quali però nel nostro caso si somma una questione istituzionale». Infatti di recente accanto al Museo è sorto il Polo del Novecento, gestito da una Fondazione comprendente Comune, Regione e Compagnia di San Paolo, che riunisce diversi istituti culturali. «L'impegno della Compagnia nel nuovo Polo osserva Vaglio ha fatto venire meno il suo contributo finanziario alle iniziative del Museo. E per giunta si è creata una potenziale sovrapposizione che rischia di svuotare il nostro profilo progettuale. Abbiamo proposto di integrare l'attività del Museo nel Polo del Novecento, ma non abbiamo ricevuto risposte». Spetta ora alle istituzioni smentire la sensazione di scarso interesse che avverte, per esempio, lo storico Giovanni De Luna: «L'idea, realizzata nel 2003, di far convivere il Museo con l'Istituto per la storia della Resistenza e i suoi archivi aveva una forte carica innovativa da non disperdere. Gli enti locali devono capire che la cultura non si può esaurire negli eventi spettacolari, ha bisogno anche di strutture stabili».