Il ministro: soluzione entro l'estate. E l'Ue finanzia il raddoppio del terminal di Fusina VENEZIA. Doveva essere a fine maggio. Anzi no, nella prima decade di giugno. O forse a fine mese. Ora che siamo alla soglia di luglio, è ancora fumosa la data del maxi-Comitatone su cui, a tre anni da quello del 2014, tutta Venezia ripone fiducia per le mille questioni sospese: dalle crociere ai fondi per la città, dal mini off-shore alla conca di navigazione, dai costi del Mose alla sua gestione. Lo ha ammesso ieri, seppur implicitamente, anche il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, interrogato a Pordenone sul futuro delle grandi navi a Venezia. «Stiamo ancora esaminando gli ultimi dettagli tecnici con l'Autorità portuale, ma manca davvero poco - ha spiegato - Risolveremo la questione entro l'estate, perché le complicazioni tecniche sono molto elevate e serve ancora qualche settimana». Il presidente del Porto Pino Musolino ha portato al ministero un piano in due step: la prima fase prevede l'arrivo delle navi da crociera all'attuale Marittima, attraverso lo scavo del canale Vittorio Emanuele; a lungo termine si punta invece a un nuovo terminal a Porto Marghera, solo però dopo aver risolto le possibili incompatibilità con il porto commerciale. Sullo sfondo resta invece il progetto Venis Cruise 2.0 di Cesare De Piccoli e dell'impresa Duferco, un terminal di scalo alla bocca di Lido per tenere le navi fuori dalla laguna. De Piccoli avrebbe ricevuto la promessa dallo staff del ministro Delrio di poter essere ricevuto e ascoltato, dopo che la commissione Via del ministero dell'Ambiente l'ha promosso, seppur con prescrizioni, ormai sette mesi fa. Da allora non è successo più nulla. «Mi pare che sia inutile continuare a intestardirsi su soluzioni interne alla laguna - dice De Piccoli - Paolo Costa, che tutto era fuorché uno sprovveduto o un incompetente, aveva bocciato tutte le alternative al canale Contorta, che però a sua volta è stato bocciato. Non credo che ci possa essere uno più bravo di lui a trovare quell'ipotesi». L'ex viceministro ha accolto con grande soddisfazione il referendum con cui 18 mila persone hanno detto «no» alle crociere in laguna: «Noi siamo sempre stati minoritari dal punto di vista degli interessi - spiega - dopo il pronunciamento dei veneziani ci sentiamo meno soli». «E' quanto mai irresponsabile voler ignorare una soluzione oggi disponibile che risolve il problema», gli fa eco Armando Danella per conto del comitato No grandi navi, sottolineando i rischi di mantenere le navi in laguna: erosione, incidenti, interferenze con il Mose e commistione tra traffici. In ogni occasione Musolino non manca di sottolineare di essere già stanco di parlare solo delle crociere e non invece dello sviluppo del porto. Ieri per lui, che era a Bruxelles («unico porto italiano», ci tiene a sottolineare il suo staff) per un convegno sulla «via della seta» cinese, è arrivata una buona notizia proprio dall'Ue: su 13 progetti italiani approvati nel bando 2016 della «Connecting Europe Facility», ben due riguardano il Porto di Venezia per un totale di 3,2 milioni. In particolare 2,6 milioni andranno a cofinanziare la seconda darsena del terminal ro-ro di Fusina (costo 10 milioni) e studi per migliorarne l'accessibilità nautica. Il terminal era stato progettato con due banchine, ma poi si è deciso di partire con una per valutare i traffici. I risultati dell'«autostrada del mare» Venezia-Patrasso sono stati positivi, aprendo anche un inedito mercato nel trasporto di auto. Ieri Delrio a Trieste ha firmato il decreto attuativo per dare all'Autorità portuale locale i pieni poteri sul punto franco. «Felici per Trieste! Spero e credo che si possa firmare lo stesso decreto anche per Venezia», ha twittato il sindaco Luigi Brugnaro. Immediata la risposta di Musolino: «Lavoriamo H24 per creare sviluppo ed occupazione per Venezia e il Veneto! Il primo ad arrabbiarsi se non ci daranno pari opportunità sarò io».