Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta negli anni Novanta era un cadavere. Umiliata anche dalle riparazioni dei motorini effettuate sul suo pavimento . Al volgere del secolo qualcosa cambiò. Si mossero decisi gli allora poco più che trentenni Lello Iovine, proprietario dell'hotel Neapolis, ed Ermanno Restucci, avvocato. Insieme ad altri appassionati presero in carico l'edificio sacro e il suo vicino di casa, la Cappella Pontano. Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta negli anni Novanta era un cadavere. I meno distratti invocavano una carezza prodigiosa per riportare in vita la chiesa più alta della città, 53 metri, sequoia del Decumano di mezzo. La basilica russava nel sonno trentennale umiliata dall'olio delle moto da cross, riparate da un meccanico sul pavimento maiolicato con scarso senso del pudore (le macchie si notano ancora oggi, memento mori ); all'ombra del cupolone s'era imposto uno scalcagnato campetto di calcio e pure un bugigattolo dove il fruttivendolo allevava cacciuttielli . Al volgere del secolo qualcosa cambiò. Si mossero decisi gli allora poco più che trentenni Lello Iovine, proprietario dell'hotel Neapolis, ed Ermanno Restucci, avvocato. Insieme ad altri appassionati presero in carico l'edificio sacro e il suo vicino di casa, la Cappella Pontano. Ne sono assurti a nuovi guardiani, che poi è il leitmotiv di questa serie di reportage del Corriere . Guardiani che hanno sciolto il nodo gordiano alla maniera di Alessandro: tagliandolo; chiedendo alla Curia senza troppi giri di parole di poter curare le piaghe del sito secentesco, elevato su costruzioni paleocristiane e latine. «Il progetto piacque a monsignor Vincenzo De Gregorio, tuttora a capo della rettoria della chiesa, e ai soprintendenti ministeriali - ricorda Iovine -. Nel 2002 rimuovemmo la recinzione in ferro che ostruiva l'accesso alla piazzetta e nel 2011 è nata la Fondazione Polo della Pietrasanta per valorizzare la struttura, ottenuta in comodato». Il sito non aveva, cosa incredibile, neanche il decreto di interesse culturale. «L'abbiamo richiesto e ottenuto dal Mibact - afferma Restucci - Adesso ne ha due, storico e architettonico. Sono stati poi installati gli impianti elettronici, tecnologici e di videosorveglianza». Ci vogliono parecchi soldi. I soci hanno acceso un mutuo. La sontuosa facciata è stata invece restaurata grazie ai fondi del Grande Progetto Unesco. Da quell'intervento è rimasto fuori, chissà perché, solo lo stemma dei D'Aponte, ora incappucciato. Dall'anno prossimo lo slargo pericolosamente al buio verrà illuminato in virtù di un accordo con Selav. Il complesso della basilica è speculare, c'è un sopra e un sotto. Su, la chiesa ancora consacrata che ha ospitato la mostra di Sgarbi sui capolavori nascosti; giù, nel sottosuolo, si apre la vertigine. Una nuova porzione di Napoli underground: si scende nella ex cripta, «ripulita dai detriti rimossi in tre anni di lavoro», oggi area archeologica. L'ambiente è ampio, con le piastrelle in cotto napoletano e spicchi di muro in opus reticulatum romano, destinato a incontri pubblici ed eventi culturali. Da qui, sulla mano destra, si accede allo zig zag delle rampe, che ricordano le scale mobili di Perrault alla stazione di piazza Garibaldi. Nel cantiere della Costruzioni meridionali di Giulio Capone gli operai hanno raggiunto la cavità corrispondente a uno degli acquedotti partenopei. «Apriremo questo percorso sotterraneo al pubblico dicono Iovine e Restucci, 'guardiani' ben orgogliosi del lavoro fatto -. È lungo circa 1 chilometro. Sarà uno dei primi in Italia accessibile ai disabili e provvisto di ascensore. Un risultato straordinario per cui bisogna rimarcare anche la disponibilità di tre Soprintendenze, e poi di Comune, Demanio e Genio civile, oltre alla Curia. Ci preme - precisano - fare impresa culturale. Dare lavoro, far sì che il posto si autosostenga. Oggi vi orbitano intorno una trentina di persone. Fondi nostri: siamo contrari al mecenatismo di Stato, andrebbe vietato. Piuttosto va organizzato l'entusiasmo, che corre in tante direzioni, anche musicali. Qui prova l'ensemble vocale di Napoli diretto da Lucio Carlevalis». La collettiva sgarbiana lascia il passo a una mostra su Picasso nel periodo di Montmartre, e vi saranno anche dei Modigliani, che a Parigi dell'andaluso fu giusta nemesi. I guardiani vorrebbero medicare anche l'antichissimo campanile della Pietrasanta, sentinella dell'ultimo metro di via Tribunali. Sul basamento, tra materiale di spoglio romano, è incastrato il ludus latrunculorum , la scacchiera verticale su cui giocavano i legionari. Un reperto raro, imbrattato di vernice nera. Partirà un fundrising per ripulirlo. Non basterà, lo sporcheranno. Ne partirà un altro per ripulirlo ancora. È l'ufficio perpetuo dei Guardiani.
Corriere della Sera
28 Giugno 2017
Napoli. Pietrasanta, l'ex officina tornata basilica
AL
Alessandro Chetta
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
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