Brescia capitale italiana della cultura? Un obiettivo ambizioso e condivisibile in più di una occasione al centro del dibattito e dei progetti degli amministratori. Città e provincia presentano molte caratteristiche che possono far pensare a traguardi simili. In questi ultimi anni si è assistito a sforzi positivi per colmare ritardi: miglioramenti dei siti archeologici e architettonici, mostre ed esposizioni artistiche, valorizzazione dei laghi. Tutto ciò conferma che il percorso iniziato è quello giusto. Per centrare l'obiettivo, non immediato ma fra qualche anno, occorrono sforzi aggiuntivi e, ciò che non guasta, interrogarsi su quali siano i parametri per partecipare alla lotta per il titolo. È il termine cultura che andrebbe discusso, e non è la prima volta che la questione viene affrontata. In questo caso, credo che il termine vada analizzato in tutte le sue declinazioni e rapportato ad un contenitore omnicomprensivo: qualità della vita. Sono convinto, e non da oggi, che la qualità della vita sia anche il risultato di una continua e diffusa produzione di cultura. Bisogna intendersi: tutti possono produrre cultura. Non solo le istituzioni specifiche musei, biblioteche, archivi, università e Fondazioni ma anche, e soprattutto, le industrie, l'associazionismo ed il volontariato, il sistema sanitario e scolastico, il turismo ed il commercio e così via. Le statistiche indicano cifre confortanti e in continua crescita. Il che è un ottimo indizio, ma non bisogna confondere la crescita con lo sviluppo, cioè la quantità con la qualità. Quello che auspico è una piccola, ma continua, «rivoluzione» culturale, nel senso che solo lo sforzo collettivo a sviluppare energie lavorative e creative può determinare un vero e duraturo aumento della qualità delle vita e, di riflesso, costruire una vera identità culturale. In questi ultimi tempi non sono mancate iniziative che vanno in questo senso il Mo.Ca, l'esposizione di Palladino, il futuro Musil, solo per fare qualche esempio , proposte per il futuro urbanistico e la rappresentazione delle indubbie «bellezze» bresciane, tutti ingredienti necessari al salto di qualità. Si tratta di continuare, di pensare insieme come progettare e mantenere vivo il processo di organico e duraturo sviluppo di una realtà complessa come quella urbana. Alla fine si potrà pure sperare nel titolo di "città della cultura", ma se così non fosse si potrà sempre dire che i miglioramenti ottenuti valgono certamente di più. Auspico una Brescia bella, attraente, viva e vivace. E noi cittadini pure. Vivi e vivaci, intendo.