«Non intendo essere messaggero, né profeta», spiegò anni fa Mario Rigoni Stern, «dico solo che la nostra maniera di vivere è sbagliata, il mondo che stiamo vivendo è fatto per consumare e il consumo consuma anche la natura. Consumando la natura, consumiamo l'uomo: consumiamo l'umanità». È passato quasi un decennio quando se n'è andato quel grande scrittore che aveva un rapporto speciale col bosco dietro casa, gli urogalli e la natura tutta. La sua lezione, però, come conferma l'ultimo rapporto Ispra, è intatta. Anzi, l'ambiente è in condizioni sempre più precarie. Spiega l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che dal novembre 2015 al maggio 2016 l'Italia avrebbe consumato (in sei mesi!) altri 5.000 ettari di territorio. Per capirci: tre metri quadri al secondo. Quasi 260 mila al giorno. Tra le regioni più ingorde di cemento, riassume l'Ansa, ci sono «la Lombardia (648 ettari di nuove superfici artificiali), la Sicilia (585 ettari), e il Veneto (563)». Per le province a consumare più suolo di tutte rispetto alla superficie è stata quella, piccolina, di Monza e della Brianza: più 22 ettari. Numeri da paura. Dicono infatti che, per quanto i dati apparentemente migliorino grazie ai nuovi sistemi di calcolo, il territorio artificiale (coperto da case, strade, parcheggi, industrie e così via) è salito al 7,64 del Paese (quasi il doppio della media europea: 4,3) pari a 23,022 chilometri quadrati: quanto Umbria, il Friuli Venezia Giulia e la Liguria messi insieme. Non basta. I numeri sono terrificanti se si calcola (tolti i monti, gli isolotti, i fiumi e insomma quei pezzi di superficie dove non si può costruire) il consumo effettivo territorio: il 10,8. Con le punte più alte proprio nelle regioni in cui più si continua a edificare: 14,7 di territorio effettivamente consumato in Veneto, 16,3 in Lombardia, 17,3 in Campania (dove vanno tolti altri ettari avvelenati dai rifiuti tossici) e addirittura il 22,8 in Liguria. E qui arriva la domanda già riproposta nei giorni scorsi da parlamentari come Chiara Braga o Ermete Realacci, ambientalisti, e organizzazioni come il Fondo ambiente italiano, il Wwf («solo il 30 delle coste è rimasto nel suo stato naturale mentre il 50 è compromesso»), Legambiente e Italia nostra: quando arriva in porto al Senato quella benedetta legge, già passata alla Camera un anno fa, che dovrebbe fissare finalmente dei limiti al consumo di suolo?