Lezioni di restauro dal vivo in Galleria. La manutenzione dei mosaici che rivestono la pavimentazione dell'Ottagono è ripresa in primavera e dovrebbe concludersi entro settembre. Attorno alle transenne che delimitano un minuscolo cantiere s'affollano i turisti. Il restauratore a capo chino risponde a chi lo interroga e scatta fotografie. I piccoli tasselli in marmo consumati vengono sostituiti. Le microlesioni non sono dovute agli sbalzi termici ma «sono effetto del calpestio», spiega. E dei lavaggi cui il tappeto di mosaico è sottoposto ogni notte. Poco distante dal mini cantiere al centro della Galleria, c'è lo stemma con il toro, dove altri turisti sono in coda per ripetere il noto rito scaramantico: ruotare per tre volte su se stessi col tallone del piede destro piantato in corrispondenza dei genitali del toro. Il restauratore sorride. Anche il toro sarà riportato a nuovo. «Durerà poco». Sono trascorsi sei anni dall'importante lifting dell'intera pavimentazione (oltre quattromila metri quadrati) della Galleria. Nel dicembre 2011 i mosaici tornarono a splendere dopo 45 anni. I lavori allora impegnarono squadre di esperti, notte e giorno per 210 giorni. Il costo dell'opera fu di quasi due milioni di euro. All'epoca, proprio consapevoli che il rito scaramantico avrebbe vanificato in poco tempo il restauro dello stemma dedicato alla città di Torino, si pensò di ricorrere a materiali più resistenti ai talloni dei milanesi e ai riti scaramantici ma poi prevalse la linea di mantenere il marmo originario. La pavimentazione dell'intero spazio coperto in origine fu realizzato da artisti veneziani e i quattro grandiosi mosaici nel mezzo dell'Ottagono sono opera del Salviati e rappresentano gli stemmi d'Italia e d'Inghilterra avvicendati. Erano stati restaurati dal Comune nel 1966, nel centenario dell'inaugurazione della Galleria, perché in precedenza era stata l'opera, progettata dall'architetto Mengoni nel 1865 e bombardata durante la seconda guerra mondiale, era stata rattoppata velocemente e senza troppa cura. Nel novembre 2015, nel dopo Expo, il Comune aveva avviato un monitoraggio della tenuta dei marmi intarsiati e alcune fessurazioni comparse per individuarne le cause.