Il direttore del Museo di Capodimonte Sylvain Bellenger commenta i dati sul turismo a Napoli forniti dal presidente dell'Istat Giorgio Alleva. E dà una sua lettura. «Per chi si muove dal porto diventa difficilissimo raggiungerci. Per entrare al centro della città bisogna attraversare un parcheggio, poi una strada pericolosa, ancora un'altra, quindi un cantiere. Un caos incredibile. E se poi qualcuno riesce a raggiungere il centro storico non trova alcuna indicazione per arrivare a Capodimonte». NAPOLI. Appena conclusa una riunione per l'allestimento della mostra di Jan Fabre il direttore del Museo e del Real bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger accetta di commentare i risultati poco lusinghieri sul turismo a Napoli forniti dal presidente dell'Istat Giorgio Alleva. E non dimostra alcuna meraviglia. Come spiega quei dati? «Lei ha già preso una nave per arrivare a Napoli?» Certo. Perché? «Dunque ha senz'altro apprezzato da mare un paesaggio meraviglioso. Poi, una volta arrivato in porto ha avuto contatto col caos totale. Per entrare al centro della città si deve attraversare un parcheggio, poi una strada pericolosa, ancora un'altra, quindi un cantiere. Finalmente si raggiunge piazza Municipio dove non si riesce a capire come andare al centro storico. Se poi qualcuno volesse visitare Capodimonte non troverebbe alcuna segnaletica con le indicazioni per arrivarci. È un caso ben strano. É come se a Parigi non ci fosse un'indicazione per il Louvre o a Londra per la National Gallery. Come se la citta avesse voluto rimuovere Capodimonte. Alleva ha affermato che Capodimonte e il Museo archelogico sono relativamente poco frequentati. Colpa anche dei trasporti carenti? «Sì, quella dei trasporti è storia vecchia. Eppure tutto sommato Capodimonte non è troppo lontano dal centro. A Londra chi vuole visitare la National Gallery può essere costretto anche a viaggiare per due ore in metropolitana. Da noi non c'è nemmeno la fermata della metro. I bus sono rari, i napoletani li definiscono invisibili. Con le navette abbiamo dimostrato che Capodimonte non è distante. In 20 minuti si arriva, il traffico è una leggenda. Le garantisco che a Parigi e a New York è peggio». Oltre che nel miglioramento dei trasporti la soluzione indicata da Alleva consiste anche nel potenziamento della ricettività dei siti di interesse cultuale. È d'accordo? «L' accoglienza non si può limitare ai siti stessi. Inizia molto prima. Appena arrivato qui ho voluto capire come gli alberghi di Napoli pubblicizzavano gli eventi culturali. Nella stanza ho trovato solo una carta con gli ospedali». Con i dovuti scongiuri, potrebbe essere utile. «Sì, ma qui non siamo di fronte a pellegrini a Lourdes. Il fatto è che negli alberghi non capiscono l'effetto della cultura sulla clientela. Non capiscono che i turisti vengono aa Napoli soprattutto per la cultura». Forse anche per la pizza? «Ormai un'ottima pizza si trova ovunque. Non scherziamo. La Campania è il luogo dove è stata inventata la parola turismo. Il Grand tour. Abbiamo una cultura turistica di quasi 300 anni. È sorprendente dover prendere atto che è così poco sfruttata e che, viceversa, la Germania e l'Olanda senza le bellezze dell'Italia, hanno un'organizzazione senza paragoni. È vero che Napoli ha vissuto la crisi dei rifiuti, ma il problema si è verificato quasi 10 anni fa. Ora i turisti stanno tornando in città, ma non credo che la comunicazione culturale faccia comprendere ai visitatori cosa c'è da vedere». Chi dovrebbe organizzare la comunicazione? «È compito nostro, di noi direttori dei musei. Non serve a nulla chiamare in causa Comune e Regione. Noi, per esempio, abbiamo avviato una collaborazione col Mann che consentirà a chi vorrà visitare entrambi i siti di usufruire di uno sconto». Un po' di sana invidia per il successo di Pompei? «Figuriamoci. Pompei ha duemila anni di storia, è un mito mondiale, ha cambiato il modo di vivere in occidente. Capodimonte è una straordinaria pinacoteca creata nel 1957. A Napoli il museo per antonomasia è il Mann». Iniziative particolari per attrarre nuovi flussi? «La mostra di Picasso ha già superato 50 mila visitatori al 31 maggio. Alla fine di maggio abbiamo 171.672 mila, l'anno scorso erano 83 mila. Nella nostra gestione il pubblico deve sentirsi al centro di Capodimonte. La didattica, l'educazione sono le nostre priorità. Grazie a una app per smartphone abbiamo avuto modo di capire qual è la permanenza media davanti a un dipinto, l'età, il sesso, la provenienza dei visitatori, di capire chi è il nostro pubblico. Per esempio abbiamo scoperto che le donne trascorrono circa 3 minuti davanti a un Picasso, mezzo in più degli uomini. Chi scarica la app in genere continua ad assumere informazioni anche nei giorni successivi. E periodicamente può ricevere la news letter». Ottimista? «Finalmente dopo quattro anni il porto di Napoli ha un presidente intelligente e concreto con il quale abbiamo iniziato una collaborazione che segnerà, mi auguro, l'inizio di cambiamento, creando un legame tra il porto e la cultura» .