Pronto il regolamento che vieta nuove aperture nel centro storico, sito Unesco. Ma dimentica altre zone della movida Approderà in giunta la prossima settimana il regolamento che vieta l'apertura di nuove attività food e negozi di souvenir nelle aree di pregio. Rispetto all'ultima versione, che ampliava il perimetro dei rioni tutelati da quattro a 12, adesso lo stop a bazar e minimarket riguarderà tutto il sito Unesco. E in caso di subentro, se a rimpiazzare un alimentari sarà un esercizio dello stesso tipo, dovrà soddisfare criteri di qualità come la varietà della merce, il decoro delle vetrine e la vendita di prodotti da filiera certificata. La città sarà inoltre divisa in tre ambiti: l'area Unesco, una fascia intermedia che comprende quartieri come Garbatella e la città storica. Le limitazioni saranno su scala decrescente: più serrate nei luoghi di interesse storico-artistico, per ridursi via via che ci si allontana dal centro. Dopo l'ennesima limatura, e la «navetta» dall'esecutivo capitolino al dipartimento Commercio (la bozza è stata ritirata e rispedita indietro) il testo sembra essere arrivato alla stesura (quasi) definitiva. È di tre giorni fa l'incontro tra il responsabile delle Attività produttive, Adriano Meloni, e le associazioni di residenti. L'assessore, affiancato dal capo segreteria Leonardo Costanzo, ha illustrato i punti chiave con una serie di slide, lo strumento preferito dai Cinque stelle. «Apprezziamo che il divieto di nuove aperture sia stato esteso a tutto il sito Unesco sottolinea la consigliera nel I Municipio Nathalie Naim perché non avrebbe avuto senso blindare solo i rioni più malati in un contesto che, nel complesso, presenta forti criticità». Se non fosse che lo sforzo di mediazione tiene fuori altre zone «calde» come San Lorenzo, Ponte Milvio e Pigneto (solo nel primo si contano 370 attività tra pubblici esercizi, somministrazione, negozi di vicinato e circoli culturali-ricreativi). «Non si capisce perché San Lorenzo, già inserito nella delibera 35 del 2010 per la saturazione di locali ai limiti dell'invivibilità ricorda Naim adesso si ritrovi escluso». Altro aspetto controverso, il vincolo di tre anni prima di poter subentrare a un'insegna tutelata, con monitoraggio in itinere per verificare le condizioni: «Non si può scendere sotto i cinque anni contesta la consigliera nel parlamentino di via della Greca altrimenti gli artigiani scompariranno a beneficio delle attività predatrici, le uniche redditizie». Ma a destare perplessità, come hanno ribadito ieri 15 associazioni in una lettera a Meloni, è anche il via libera alle librerie con una quota di somministrazione nell'area Unesco: secondo i bene informati, una decisione della sindaca. «C'è il rischio che siano il cavallo di Troia per aggirare i divieti osserva Naim . Figuriamoci se apriranno sale da tè o cioccolaterie...». «Con questo escamotage le pseudo-librerie sono diventate bisteccherie, piadinerie, vinerie... interviene il dem Orlando Corsetti, che il primo luglio porterà la sua contro-delibera in aula Giulio Cesare . Preservare solo il centro storico è un errore materiale: dai dati che abbiamo raccolto San Lorenzo, Ponte Milvio e il Pigneto a volte si trovano in situazioni anche peggiori dei rioni tutelati».