Che fosse un gran pasticcio era apparso chiaro subito. Bastava un'occhiata a quel palco mostruoso montato sul Palatino per capirlo. Ma fino a questo punto non potevamo immaginarlo: lo spettacolo del Divo Nerone, operazione assistita da un business plan di 14 milioni, è stato sospeso dai vigili urbani perché ritenuto non in regola con i decibel. Già questo basterebbe per aver diritto ad alcuni chiarimenti sulle modalità con cui questa iniziativa è nata, ottenendo pure il vaglio delle autorità competenti. Oltre, naturalmente, ai nostri soldi. Perché qualche spiegazione sarebbe dovuta a questo punto anche dalla Regione Lazio. E ben più convincente rispetto a quelle già fornite dal direttore di Lazio Innova, la società regionale che ha finanziato con un milione e 50 mila euro un'opera rock ispirata a Nerone allestita in un ecomostro sul Palatino che (incredibilmente) aveva avuto il via libera della Soprintendenza, pur non essendo (a detta dei critici) un capolavoro irrinunciabile. Quando un mese fa il Corriere ha rivelato i particolari di tale singolare contributo, Andrea Ciampalini ha scritto spiegando che la decisione di finanziare Divo Nerone si basava sulla qualità e l'innovatività del progetto, le potenzialità commerciali e la disponibilità di spazi autorizzati. Se è così, e ce lo auguriamo, quanto meno sono stati fatti male i conti, con i soldi dei contribuenti. E qualcuno dovrà risponderne. Altrimenti, aspettiamo le vere motivazioni. Ma qualcuno dovrà risponderne lo stesso.