Ieri lo storico palazzo di Brera per la prima volta ha aperto le porte al pubblico per un «Gran Ballo». Un migliaio i partecipanti alla serata stile «La-La-Land». Presenti personaggi del mondo della moda e dello spettacolo, dalla stilista Raffaella Curiel alle attrici Giulia Bevilacqua e Isabella Ragonese. Al Gran Ballo di Brera, le mute statue dei grandi affacciati sul cortile osservano attonite uno stuolo di pierre della moda sorseggiare «champagne brandizzato» (ovvero con l'etichetta realizzata per la serata): che penserà Pietro Verri nascosto dietro i maxischermi, proprio lui, che stroncò la «prima» della Scala e il Piermarini annesso? Sarà piaciuta la coreografia stile «La La land» (da non confondere con il viaggiatore del Settecento De La Lande) a Cesare Beccaria e all'abate Parini, che viveva qui e al quale la città «d'evirati cantori allettatrice» non pose ombra? E la Rosa Brera? Qui c'è il busto di un grande studioso di gemme antiche come Luigi Bossi e Napoleone, a centro pedana come un Roberto Bolle tirato a lucido grazie a Bank of America Merrill Lynch, che penserà del destino dei virili costumi della Repubblica Cisalpina? Il Gran Ballo di Brera era alla sua prima «sperimentale», come ha dichiarato il direttore Bradburne, talmente sperimentale che c'è stato di tutto un po. Due mondi, quello degli invitati del settimanale «Gioia» che festeggiava i suoi 80 anni e sosteneva la serata e quello degli invitati di Brera, i cui rappresentanti presiedevano aree diverse del cortile: che potevano dirsi Ennio Brion, che sosteneva il progetto Grande Brera 40 anni fa, e uno stuolo di fashion blogger attirate dal nuovo evento? In mezzo Gabriella Dompé, vero trait-d'union tra la «prima» della Scala e la prima del solstizio d'etate, Antonella Boralevi, Lella Curiel, Mario Boselli, il rettore della Statale Gianluca Vago (quasi nessun docente di Brera!), Pinin Garavaglia che spiccava nell'audace vestito pur in un disordinato dress-code che da «abito cocktail» è precipitato in abito a caso complice il caldo umido. Questo clima è stato un bene, perché ha spinto verso le sale aperte della pinacoteca (immagino trattative sindacali) dotate di aria condizionata (e sull'aria condizionata mi fermo). Per molte sgarzoline era la prima volta e dunque la festa ha avvicinato Brera alla città: qualcuno ha visto il «Cristo morto» e pure quello alla colonna, restaurato con un incarnato da borotalco. Premi ce ne sono stati per tutti. La Rosa Brera, un ibrido del vivaista Barni che cresce un po' a cespuglio nell'orto botanico (ieri aperto e piacevole per la sosta) è stata assegnata al presidente degli Amici di Brera, Aldo Bassetti: rosa e spilla d'oro e diamanti del gioielliere Giampiero Bodino. Poi i premi a pioggia del settimanale «Gioia»: accenno a Carlo Verdone (assente, ha mandato un video), Corrado Formigli (Michele Serra venuto a festeggiarlo) e, naturalmente, James Bradburne «per il suo progetto di fare Brera cuore pulsante energetico di Milano». Quindi, dopo i premi, i cotillon ovvero l'azione coreografica a luci spente. Verso le 10 e 20, il buttadentro Bradburne è stato il primo a dare il là là là alle danze. Chi si aspettava qualcosa in stile Austria Felix dovrà riprovare nel 2018, ma non c'è che dire, Bradburne ce l'ha messa tutta per vivacizzare un ambiente depresso: provate voi a organizzare un ballo (idea di Philippe Daverio, presente) senza soldi, in un condominio rissoso dove sono disposti a rifiutare 30 milioni dello Stato pur di non cedere un'aula per costruire un ascensore! Questo è il condominio Brera, come sanno coloro che da 40 anni attendono l'avvio del progetto Grande Brera, sostituito ora dal progetto Piccoli passi a Brera: panchine, tinteggiature, mostre interne, ballo e apertura a fine anno della dependance di Palazzo Citterio (presente ieri la direttrice dei Beni Culturali, Caterina Bon Valsassina che lo ha avviato), sulla qualità del cui restauro architettonico, però, sembrano allungarsi ombre. I problemi di Brera sono sempre lì: in un complesso nato per ospitare venti studenti, i libri di Pertusati e qualche opera d'arte non ci possono stare oggi migliaia di studenti, libri e opere d'arte.