ROMA. Saremo il paese più bello del mondo, ma per come gestiamo e mostriamo il patrimonio artistico restiamo una frana. L'ultima perla è nella classifica di Travel Appeal dei musei nazionali, commissionata dal ministero dei Beni culturali: le opinioni positive dei visitatori italiani sono l'86,7, ma precipitano al 50,5 alla voce "accoglienza". Personale assente, distratto, svogliato, a volte pure "scortese". Sarà proprio così? No, è peggio. Basta dare un'occhiata alle recensioni su TripAdvisor di uno dei nostri gioielli, la Reggia di Caserta: nell'ultima settimana «mobili con un dito di polvere, lampadari di vetro grigi per quanto sporchi », con «personale esausto» che «incita a lamentarci scrivendo al direttore», avverte Anna; «degrado assoluto. Giardino sporco e privo di verde, scritte anche sui lampioni, staff allo sbando e polvere da tutte le parti. Orari da bottega», stronca Francesco. «Solo 2 persone alla biglietteria con file chilometriche, segnaletica molto carente, mancanza di servizi igienici», lamenta Raffaele. Possibile far peggio? Sì. Su una cinquantina di musei analizzati da Travel Appeal con un algoritmo che rileva qualità percepita e capacità di comunicare, il museo d'Arte orientale di Roma è il peggiore in assoluto con il 67,9 di pareri positivi. Non certo per le opere esposte, uno dei motivi per cui la percentuale non precipita rasoterra. «Un bambino l'avrebbe allestito meglio», critica un visitatore su TripAdvisor segnalando «molti pezzi neanche segnati o con didascalie imbarazzanti e illuminazione ridicola». «L'arte della tristezza», lo demolisce Sandra, «vi chiederete perché in questo Paese abbiamo così poco amore per l'arte e così poca attenzione e cura per un patrimonio inestimabile». Ecco, appunto. A questo serve il lavoro di Travel Appeal: «È un orecchio sulla rete spiega il ministero con cui valutare attività e reputazione dei musei. È un'enorme cassetta per reclami, da cui si ottengono parametri e confronti per sapere dove migliorare». Se latitano sui social media il sistema li avverte: sono 7 giorni che non rispondi a Mario Rossi, il museo accanto lo fa in mezzora. «La competizione virtuosa sta dando ottimi risultati», sostiene il Mibact. È che partiamo da un atavico disastro, e risalire la china è dura. Ma grazie ai 45,5 milioni di ingressi nel 2016 sono arrivati quasi 175 milioni di euro, 12 rispetto al 2015, e se hai un tesoro in mostra l'ultima cosa che puoi permetterti è trattar male chi vuole vederlo. Così il Mibact sta allestendo una gara per affidare due anni di monitoraggio di tutti i 400 musei italiani: «Siamo molto indietro a altre realtà internazionali, ma rispetto a zero il salto è forte». Per Travel Appeal il Museo nazionale Archeologico di Taranto, la Galleria nazionale delle Marche e il Museo di Capodimonte sono i più bravi nel coniugare buona reputazione e capacità di comunicare coi visitatori. «Per i musei autonomi dice Alberta Campitelli, storica dell'arte dell'International Council of Museums la tendenza è il miglioramento. Naturalmente non è un processo omogeneo ma vale quel che mi disse il custode del museo di Paestum: per una lampadina rotta non dobbiamo più fare richiesta e aspettare settimane, la sostituiamo subito». Quando non lo fanno, la classifica precipita: la galleria d'Arte antica a Palazzo Barberini a Roma «con 1.500 metri quadri di spazi restaurati nel 2010 e praticamente vuoti; con tre punti ristoro mai attivati e un bookshop che grida vendetta», racconta un addetto ai lavori, è agli ultimi posti per reputazione. E tuttavia precede la Galleria d'Arte antica a Palazzo Corsini a Roma, che TripAdvisor stronca anche negli ultimi commenti: è «troppo trascurata» per Maria Pia, con «descrizioni approssimative e personale demotivato» per Enrico, «da gestire meglio» per Stefano. E Maria Caterina: «L'osservatore è abbandonato a se stesso». Le critiche non sono più un inutile sfogo al bar: restano scolpite nel web a raccontarci quanto siamo bravi a sperperare il patrimonio ereditato. Ma c'è chi si gode le lodi come il Museo di Capodimonte, e a volte basta davvero poco: «A Napoli era visto come molto lontano dalla città dice Campitelli allora ha attivato un bus navetta da piazza Plebiscito. Ora i napoletani lo adorano».