A NAPOLI, ogni volta che bisogna intervenire per la manutenzione o per inserire elementi o modifiche dello spazio urbano, nasce una "rissa culturale". Uno scontro insostenibile tra soprintendenza, amministrazione comunale e studiosi, perché è una costante polemica basata sul rapporto tra storia, contemporaneità e nuove esigenze funzionali: argomento serio che non si può risolvere quando nasce l'emergenza dei lavori. Vedi appunto il problema delle pavimentazioni nel centro storico. Pasquale Belfiore, su questo quotidiano, a proposito della polemica sulla pavimentazione del Corso Vittorio Emanuele, faceva riferimento al previsto Piano di gestione del centro storico di Napoli Sito Unesco, mai attuato, che certamente avrebbe dato delle indicazioni, evitando i soliti stress che avviliscono la città ogni volta che bisogna intervenire. Analogo problema è sorto per la tinteggiatura della Galleria Umberto I, dove la mancanza di linee guida per la riqualificazione ha determinato appunto libertà d'interpretazione nella scelta dei colori e la conseguente mancanza di coordinamento. Così pure l'avventata realizzazione del cassonetto murato della spazzatura al centro dell'incrocio di una strada ottocentesca del Vomero. E questi sono solo alcuni esempi più eclatanti. Che senso ha un assessorato al Decoro urbano, quando interviene solo dopo misfatti, non sempre reversibili? Sono ormai anni che predico la necessità di un "Dipartimento per la qualità urbana" o simile, in grado di affrontare le linee guida per la riqualificazione, gli adeguamenti funzionali, il recupero, la gestione e particolarmente il controllo della "qualità" dello spazio pubblico della città. Una esigenza che non è solo per il centro storico, ma anche per la città consolidata e per le periferie. Anche queste meritano la stessa attenzione, forse anche maggiore per renderle confortevoli e desiderabili. Un dipartimento che non dovrebbe essere una struttura assessoriale, ma culturale e metodologica capace di aiutare proprio gli assessorati competenti a dare risposte uniche e concordate per evitare, come avviene spesso, che certe scelte siano al di fuori della qualità ambientale, (vedi il caso dei dehors). Un florilegio e un'invasione di gazebi ed ombrelloni, forse dettati dall'esigenza occupazionale, ma è questo il modo corretto e utile all'accoglienza, allo sviluppo turistico alla qualità urbana? Negli anni Novanta si è sperimentato un primo tentativo di indicare delle linee guida per le vetrine ed insegne, cioè le devanture dei negozi, attraverso il coordinamento di ricercatori dell'università, Camera di commercio, amministrazione comunale e soprintendenza. Uno studio che portò alla eliminazione di quasi il 70 delle vetrine sporgenti sui marciapiedi e invadenti i basamenti degli edifici del centro storico. Questa sperimentazione fu certamente innovativa e utile, ma si vanificò successivamente nell'indifferenza; il problema riemerse, poi, quando pesanti e visibili interventi di vetrine sui negozi riproposero il mancato coordinamento e controllo. Il che significa che ci vuole, da un parte la volontà politica di proporre una simile struttura, dall'altra la capacità di organizzare un tale "ufficio" coinvolgendo sia le risorse umane interne del Comune, sia quelle della soprintendenza e della università sul piano del linee guida, nonché una rigorosa struttura di verifica dell'applicazione della norme e di controllo nella fase di realizzazione. Se non si affronta un simile problema per garantire non solo la qualità ma anche la velocità dei lavori, si continueranno a impantanare molte opere, oppure a realizzarle all'insaputa degli enti di controllo. Questo perché non si risolve il legittimo scontro tra l'esigenza dell'amministrazione di operare sul territorio per rispondere alle sollecitazioni dei cittadini e l'obbligo degli enti di tutela che devono garantire il rispetto dei valori storici ed ambientali dello spazio pubblico. Governare e controllare lo spazio pubblico è stato sempre un problema, per cui ritengo che, nonostante la crisi sociale, economica e politica che c'investe, queste sollecitazioni di regolamentazione della qualità urbana, comunque, vadano ribadite.
la Repubblica
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