"Architettura e Democrazia" è il titolo del libro del professore Salvatore Settis che è stato presentato questa mattina durante un convegno nella chiesa di Santa Maria Alemanna, e che si è intersecato perfettamente con la presentazione dei nuovi piani guida del PRG che l'architetto Carlo Gasparrini ha presentato. Urbanistica, territorio, ambiente ma anche riqualificazione, riciclo e ristrutturazione. Questi temi principali dell'ampio dibattito che questa mattina, nella cornice della chiesa di Santa Maria Alemanna, ha coinvolto lo storico dell'arte e archeologo, ma anche esperto di architettura ed urbanistica, Salvatore Settis, che ha presentato il suo libro "Architettura e Democrazia": un testo che si propone di ripensare l'architettura contemporanea, vista anche alla luce delle responsabilità che l'architetto, al giorno d'oggi, ha sulle sue spalle. Nell'ampio tema del'architettura affrontato da Settis si è innestata una discussione più particolare, dedicata alla città di Messina, ed ai piani guida del nuovo Piano Regolatore, portata avanti dall'architetto Carlo Gasparrini, dell'Università Federico II di Napoli, e che collabora come consulente del Comune alla realizzazione del Piano. Al convegno, moderato dal giornalista Emilio Casalini, erano presenti, per portare i saluti istituzionali, anche il sindaco Renato Accorinti, e l'assessore all'urbanistica Sergio De Cola. Il discorso proposto da Settis ha preso come punto di partenza la confusione normativa sui temi di ambiente, territorio, paesaggio e terreni agricoli che nel corso del tempo, più che tutelare questi aspetti ha finito per creare confusione e zone grigie, non normate in cui i "furbi" sono riusciti ad inserirsi, anche grazie alla connivenza, non solo della politica, ma anche degli architetti che si sono spesso deresponsabilizzati, imbarcandosi in progetti inutili e privi di rispetto per la città e l'ambiente, sganciati da ogni sistema di valori. Quello che oggi viviamo nelle nostre città, a causa della globalizzazione, è spesso anche un fenomeno di omologazione, di appiattimento urbanistico ed ambientale, dove ogni città tende ad assomigliare alle altre, senza curarsi dell'incredibile differenza da valorizzare che ogni territorio può offrire. In alcuni casi però ci si è reso conto, e presto lo si capirà anche in altri luoghi, di come le politiche bastate sul consumo, sulla produzione a tutti i costi, sullo sfruttamento eccessivo delle risorse, stiano distruggendo non solo l'ambiente, ma anche le città, con le loro storie, diversità, cultura, economie: il fallimento della cultura industriale, in cui si è creduto per diversi decenni, si sta consumando sotto i nostri occhi ed è il momento di riprendere le redini del nostro futuro e ripensare dei luoghi in cui vivere in armonia con l'ambiente, che permettano alle persone di non creare barriere tra di loro: l'architettura deve essere una seconda natura, e creare ambienti vivibili, abitabili, sostenibili al servizio della società. Ed è proprio all'interno di queste considerazioni che l'architetto Gasparrini, ha presentato i tre piani giuda che poi confluiranno nel PRG che nei prossimi mesi dovrà essere discusso. Un PRG che sì, detta delle norme, ma che soprattutto si propone di progettare un modello di città, che tenga conto della conformazione del territorio, della sua ricchezza e delle sue fragilità. La parola d'ordine è "consumo di suolo zero". Questo, tuttavia, non deve far pensare ad un immobilismo edilizio, al contrario, la sfida lanciata agli architetti è quella di ripensare le costruzioni già esistenti in città, riciclandole, riqualificandole, modernizzandole (soprattutto dal puntio di vista energetico), per creare una città resiliente che risponda, innanzitutto, al bisogno di sicurezza del cittadini, e che, in secondo luogo esalti le ricchezze di Messina e ne rispetti l'ambiente. I vecchi piani regolatori, sovradimensionati nel numero di abitanti previsti per la città, hanno consentito la nascita di un'edilizia aggressiva, che si è arrampicata sugli alvei dei torrenti cittadini, causando quel famoso dissesto idrogeologico che tanti danni e drammi ha causato alla città di Messina. Ripensare quindi una rinaturalizzazione dei torrenti, spostando l'urbanizzazione dal monte verso valle è essenziale per ridurre la cubatura esistente o quantomeno non consumarne di nuova e permettere comunque all'edilizia di attivarsi. E poi valorizzazione delle spiagge, del waterfront, della zona falcata, di Capo Peloro; infrastrutture verdi e blu, un nuovo porto che possa garantire migliori trasporti marittimi e traffico di merci; ed ancora: mobilità sostenibile, piste ciclabili ed aree ciclopedonali. In poche parole una ristrutturazione totale della città che dovrebbe riciclare anche la vecchia rete ferroviaria Messina-Villafranca, non solo sfruttandola per raggiungere la zona tirrenica, ma anche ampliandola per servire meglio, in percorso circolare, tutta la città. Parecchia la carne al fuoco dunque in una Messina che vuol essere una vera e propria città del futuro, più ecologica, orientata al turismo, al commercio ed ai servizi: le potenzialità ci sono, la volontà, a quanto emerso, pure, adesso bisogna fare i fatti per far tornare a rivivere questa città.
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19 Giugno 2017
✓ Entità verificate
Uno sguardo al futuro. Paesaggio, bellezza e urbanistica: il dibattito sul nuovo PRG
MA
Marco Celi
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Bene culturale
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