Scoppia la pace tra David Chipperfield, progettista del Mudec e Comune dopo la «guerra del pavimento». L'archistar riconosce la paternità dell'opera, il Comune riconosce che l'opera è difforme rispetto al progetto originario. Il Mudec ritrova il suo padre biologico, il Comune riconosce che l'opera è difforme rispetto al progetto originario e piazzerà un grande cartello all'ingresso principale del museo dove spiega che ci sono stati «scostamenti di impatto estetico rispetto all'idea iniziale». Scoppia la pace tra l'architetto David Chipperfield, progettista del Museo delle Culture e Palazzo Marino dopo la guerra che ha provocato due anni di carte bollate, diffide e interventi del tribunale. Motivo del contendere i lavori di posa del pavimento, le finiture oltre al rivestimento in pietra dello scalone che secondo l'archistar avevano trasformato la sua opera in «museo degli orrori» tanto da disconoscerne la paternità. Tesi opposta quella di Palazzo Marino secondo cui i lavori erano stati eseguiti in conformità al progetto, tanto da presentare un ricorso al tribunale per chiedere un «accertamento» da parte di un organo terzo. Ieri, la conclusione della vicenda. Su invito del Tribunale i contendenti hanno firmato una transazione bonaria il cui contenuto è stato affidato a un comunicato stringatissimo: «L'architetto riconosce la paternità dell'opera architettonica e il Comune riconosce che l'impatto estetico della pavimentazione del museo e del rivestimento in pietra dello scalone non è riconducibile a quello originariamente concepito». «Sono estremamente contento dice l'assessore alla Cultura, Filippo Del Corno che ha seguito l'intera vicenda È una notizia positiva perché un edificio così bello, entrato nel cuore delle persone ha il riconoscimento del suo autore. Va a merito di Chipperfield. È stato un percorso positivo ed è stato corretto riconoscere le difficoltà che possono intervenire nella realizzazione di un'opera pubblica. La lunghezza del procedimento ha provocato delle difformità che però non impediscono il riconoscimento dell'opera. Il Mudec oltre a un bellissimo museo è opera di un grande architetto». In realtà, l'accordo, prevede un'altra serie di adempimenti. Basta scorrere la delibera di Palazzo Marino che fissa le linee guida della transazione. A partire dall'intervento sulla pavimentazione da realizzarsi entro sei mesi dall'accordo. La motivazione? La grande affluenza di pubblico (918 mila visitatori dal giorno di apertura a marzo 2015) ha richiesto la frequente apertura delle botole dove risiedono i cavi elettrici e questo ha provocato sbeccature o spaccature delle lastre del pavimento. L'appalto è stato affidato al Consorzio cooperative costruzioni, lo stesso che aveva curato i lavori nella prima fase. Dovranno rifare la bordatura di 77 botole. Inoltre, verranno sbloccati 140 mila euro a saldo e stralcio di tutti i contratti stipulati dal 2000 al 2012 per la progettazione dell'edificio. Entrambi i contendenti rinunciano a qualsiasi azione legale nei confronti dell'altro. Nell'ingresso principale del Mudec verrà installata, «in posizione necessariamente visibile da tutti i visitatori», un pannello che assomiglia più a un provvedimento burocratico che a una nota illustrativa: «Il Mudec sarà scritto sulla targa è stato realizzato sulla base di un progetto predisposto dall'Ati di imprese guidate dall'architetto David Alan Chipperfield e composta da David Chipperfield Architets Ltd, Sajni e Zambetti srl, e dall'architetto Giuseppe Zampieri, a seguito dell'aggiudicazione nell'anno 2000, del concorso internazionale di progettazione bandito dal Comune di Milano nel 2019 denominato "Ansaldo La Città delle Culture". Le complesse fasi di progettazione e di realizzazione, quest'ultima dal 2008 al 2014, si sono protratte per circa quindici anni comportando alcuni scostamenti di impatto estetico rispetto a quanto originariamente concepito. Tali scostamenti non hanno comunque impedito all'Ati e, in particolare, alla David Chipperfield Architect srl e all'architetto David Chipperfield di riconoscere l'opera nel maggio 2017». Da parte sua Palazzo Marino «acconsente» all'architetto inglese di «inserire sul suo sito web, o in successive pubblicazioni o interviste relative al Mudec, un avviso che precisi che il risultato estetico della pavimentazione e del rivestimento in pietra dello scalone non è riconducibile a quello originariamente concepito».