La lapide della Colonna infame e l'ex voto della Madonna dei Tencitt. La casa museo del Manzoni vorrebbe acquisire le due testimonianze legate alla peste del 1630. Dal Comune e dal Castello Sforzesco il via libera, con la condizionale. «In questa casa mancano due cose: la lapide che ricorda la colonna infame e la Madonna dei Tencitt». E stato molto preciso Angelo Stella, presidente del consiglio direttivo del Centro nazionale studi manzoniani, nell'elencare i suoi desiderata a Gianni Santucci che lo intervistava per «La lettura». Entrambi i documenti storici, l'iscrizione marmorea con i nomi dei presunti «untori» torturati e uccisi dopo un processo sommario e la tela commissionata come ex voto dai carbonai milanesi risparmiati dalla stessa epidemia di peste del 1630, dovrebbero stare nella casa museo di Alessandro Manzoni, in via Morone. Secondo il professor Stella, infatti, «Qui sarebbe il centro di una rilettura dello scrittore e della storia di Milano in senso non accademico». «Se non esistesse casa Manzoni è il suo ragionamento allora la lapide potrebbe essere conservata altrove, ma non è "orfana", ha un suo luogo naturale di dimora e dunque qui andrebbe spostata». Adesso, quindi, la questione è stata ufficialmente posta ed è diventata pubblica. Perché in privato, da presidente a direttore, Angelo Stella ne aveva già parlato con Claudio Salsi, cui fanno capo le raccolte del Castello Sforzesco dove la lapide è conservata dal 1900 dopo che la colonna infame, su cui era stata posta, era stata abbattuta nel 1778. «Il professor Stella ha argomentato molto bene il suo punto di vista», conferma Salsi. «Assieme a Francesca Tasso, responsabile dei musei artistici del Castello, ci siamo detti possibilisti. Anche Stella riconosce che dov'è oggi, sotto i portici del cortile, la lapide è ben conservata. Non essendoci quindi un problema di tutela, potremmo cederla, in via del tutto eccezionale, se ci venisse prospettata una valorizzazione migliore dell'attuale», spiega Claudio Salsi. Un sostanziale nulla osta viene anche dall'assessore alla cultura Filippo Del Corno. «A livello istintivo la mia scelta cadrebbe su Casa Manzoni. Ma il compito dell'assessore è solo facilitare il dialogo fra le istituzioni. La cosa importante è che ci sia un effettivo progetto di valorizzazione per poter raccontare quali simboli la lapide rappresenta. Il tema è lo stesso per la Madonna de' Tencitt: ormai quella parte di Milano, attorno al vicolo Laghetto, ha assunto un'altra fisionomia e quindi il trasferimento potrebbe avere senso a patto che sia accompagnato dal racconto dei fatti che Manzoni ha narrato. Bisogna cioè fare in modo che questi reperti del passato parlino la lingua del presente». Dunque la questione sembrerebbe risolta per la sua ovvietà: casa Manzoni è la sede naturale della lapide e della tela. Ma non è proprio così scontato, fa notare Claudio Salsi. Anche la sede del Castello ha il suo perché. L'iscrizione su marmo arrivò alle civiche raccolte nel 1900 assieme a tutti gli altri reperti del museo Patrio archeologico (che aveva sede nel palazzo di Brera), cioè la totalità delle testimonianze antiche di case e chiese cittadine distrutte e confluite al Castello individuato proprio come luogo di salvaguardia delle memorie della storia di Milano. Col passare del tempo, la lapide scivolò nell'ombra dei depositi ma a metà anni Ottanta del 900, Guido Lopez la scovò e si adoperò per valorizzarla. Da allora è collocata sotto il portico del cortile Ducale, con la sua traduzione dal latino all'italiano, accanto alla statua di san Giovanni in Conca che emerge con il busto dal pentolone in cui sta bollendo martirizzato. Nel prossimo autunno partirà proprio un percorso di scoperta di tutte queste lapidi e statue che raccontano la storia di Milano. «Da noi l'iscrizione della colonna infame è collocata all'interno di un contesto storico e architettonico. A casa Manzoni diventerebbe più letterario. Cambierebbe dunque solo la prospettiva. Si tratta di fare una scelta». Di avviso simile anche la sovrintendente Antonella Ranaldi che sulla Madonna dei Tencitt sottolinea come l'ex voto sia legato al quartiere di santo Stefano, dove alloggiavano gli scaricatori di carbone. Tencitt, infatti, significa «ragazzi sporchi». Fu l'abate della corporazione Bernardo Catone a commissionare la tela come segno di ringraziamento a Maria per averli risparmiati. Sotto la cura della Sovrintendenza il dipinto fu restaurato e protetto dall'attuale teca nel 1993 a spese di un avvocato che abita in zona, ancora una volta come ex voto per essere sopravvissuto a un incidente stradale. L'inaugurazione, con la benedizione dell'immagine da parte del prete, fu occasione per una festa di quartiere. Il legame col vicolo Laghetto, dunque, è ancora molto stretto. «Bisogna però verificare se l'attuale collocazione è idonea alla conservazione dell'opera», precisa la sovrintendente. In questo caso sarebbe il Comune di Milano a dover chiedere lo spostamento alla commissione del ministero che si occupa dei beni culturali della Lombardia. Su una cosa però l'assessore Del Corno è certo: qualsiasi trasferimento non sarà strumentale ma dovrà servire al racconto della città. «Due anni fa abbiamo completato il restauro di casa Manzoni e ora il museo è uno dei più frequentati, valorizzato anche da importanti occasioni espositive come quella di Emilio Isgrò, lo scorso anno. E il prossimo 4 luglio avremo una mostra dedicata a Giancarlo Vitali che a casa Manzoni farà un lavoro assieme a Peter Greenaway».