C'era una volta in piazza Margana, nel cuore di Roma, dietro piazza Campitelli, un grande albero che rendeva magico tutto l'ambiente intorno. Potrebbe essere l'inizio di una favola urbana, ma a Roma le favole non hanno quasi mai un lieto fine. E, almeno per ora, non lo ha neanche questa, che è iniziata trentacinque anni fa nel centro storico. Un seme portato dal vento si posa nella scenografica piazzetta e dà origine a un magnifico ailanto, specie dalle radici profonde e a volte pericolose per la loro forza dirompente. Ma nessuno dei residenti se ne era mai lamentato, anzi l'albero era ormai parte del panorama quotidiano. Nel gennaio 2016 però un grosso ramo si spezza «Avrebbero potuto potarlo - dice Giorgio Carra, il lettore che spesso segnala le tante storie scombinate di Roma -. Invece il Servizio Giardini lo ha abbattuto, peraltro lasciando mezzo metro di tronco». Raccogliendo le proteste dei residenti, Carra scrive al Comune e all'assessore all'Ambiente Montanari, nel dicembre scorso. A chiedere la soluzione della vicenda, dopo mesi del solito tira e molla capitolino, con i cittadini disposti a acquistare il nuovo albero, era stato anche l'ambasciatore Fabrizio Santurro, che in una mail a Carra scriveva: «Quello che più ferisce è questa "resistenza ad oltranza". E' come se il voler ripristinare qualcosa di bello urtasse l' indifferenza generale, che ha la sua ragion d'essere solo nel mettersi di traverso o nel rinviare, contando sulla stanchezza dei cittadini, alle calende greche la non soluzione. Ma, come altri, non demordo». Il 21 marzo scorso arriva la risposta di Montanari via mail: «Siamo assolutamente d'accordo. Occorre procedere con urgenza. Il dottor Mori (in copia) interverrà». Tutto a posto dunque? No. Perché Antonello Mori, direttore del Servizio Giardini, replica, sempre per mail: «Nulla in contrario al nuovo albero in piazza Margana, in un sito idoneo e individuato preventivamente dal I Municipio che dovrà realizzare anche la tazza di impianto, acquisendo prima le obbligatorie autorizzazioni delle Soprintendenze Capitolina e Statale, stante la presenza di reperti archeologici nel sottosuolo ed essendo proprio nell'area centrale di Roma dove i beni culturali e archeologici sono tutelati dall'Unesco, e la possibile presenza nel sottosuolo di impianti di servizio quali gas, acqua, ecc.. Quanto all'albero che è non a caso caduto confermo che era un ailanto, specie infestante di origine cinese che cresce in spazi sovente non idonei come quello in questione ed è soggetta a schianti improvvisi e imprevedibili proprio per la crescita casuale. Per l'albero nuovo sarebbe meglio il leccio, albero tradizionale del Lazio e sacro ai Romani, visto il sito». Poi, più nulla.