VENEZIA . «Riportare gli arredi e i beni mobili di San Clemente nel loro sito originario. L'appello inviato alla sovrintendete Emanuela Carpani e all'Asl 3 Serenissima è firmato dall'avvocato Marco Sitran, portavoce del Movimento per l'Autonomia di Venezia. «Un'inerzia preoccupante degli organismi di tutela», scrive, «allontana nel tempo il rientro dei preziosi beni artistici che furono un tempo gli arredi della settecentesca chiesa di San Clemente». Quadri e statue di pregio, rimasti di proprietà dell'Asl dopo la vendita alla società che ha costruito nell'ex manicomio un hotel di lusso. E poi la preziosa sacrestia lignea del XIII secolo, che venne ceduta perché considerata «parte integrante dell'immobile». Sitran ricorda come nel 2009 l'ex soprintendente Renata Codello avesse dato il suo placet alla ricostituzione della situazione ex ante e quindi al trasferimento delle opere pittoriche e della sagrestia lignea nell'originario sito religioso. «Nel dicembre scorso», aggiunge, «è stata inviata alla nuova soprintendente Carpani una lettera appello firmata da un centinaio di cittadini veneziani. Chiediamo adesso che i tempi siano abbreviati e si proceda. Dal momento che la proprietà ha dato ampie assicurazioni di poter provvedere alla conservazione dei beni nella chiesa restaurata, con la guardiania, impianti di climatizzazione, e sistemi di allarme, per garantirne la loro fruizione pubblica». Anni fa molte delle opere custodite nella chiesa di San Clemente furono danneggiate o rubate nel periodo in cui l'ospedale era stato chiuso e l'Asl non aveva ancora provveduto alla vendita. Una spoliazione che aveva destato scandalo. Adesso, dice Sitran, le condizioni sono cambiate e le opere possono tornare al loro posto. (a.v.)