LA PAURA dei residenti e delle associazioni ambientaliste di veder cancellati da case e cemento la storia e il paesaggio dell'ex ippodromo del trotto non è mai passata. Con le preoccupazioni che, però, ultimamente sono tornate ad addensarsi dopo che la proposta lanciata anche da Italia Nostra di tutelare l'impianto non è stata accolta dalla commissione regionale che unisce i sovrintendenti lombardi ai beni culturali. Ma adesso è partito ufficialmente un nuovo tentativo di salvare l'area. L'operazione è in corso proprio in questi giorni, con una richiesta- bis che sta perfezionando la sovrintendenza milanese. È un altro provvedimento che verrà presentato e che lo stesso comitato lombardo avrebbe indicato come la soluzione migliore. Si tratta di un doppio vincolo. Una blindatura forte vincolo diretto, è la dicitura precisa per la parte delle scuderie progettate dall'architetto Paolo Vietti Violi: se il dossier andrà in porto, diventeranno un monumento che non potrà essere abbattuto e ricostruito. Salvo. Sull'ex trotto, invece, la barriera difensiva si alleggerirà, ma si cerca comunque di erigere un argine. In questo caso, la protezione immaginata riguarda la possibilità di concedere un vincolo chiamato indiretto. Vuol dire che su quell'area dove ormai non ci sono più gare e cavalli non sarà vietato costruire, ma non si potrà edificare qualsiasi cosa e in qualunque modo. Se sarà presentato un progetto urbanistico, insomma, ci saranno prescrizioni che potrebbero riguardare anche le funzioni da far spuntare. E soprattutto, sarà anche la sovrintendenza e non solo il Comune a dare un parere fondamentale per avere il via libera. Riparte da qui, e dal doppio vincolo, la partita dell'ex trotto. Un percorso che, però, durerà 180 giorni: questi i tempi necessari per capire se, questa volta, arriverà un esito positivo. Proprio la "bocciatura" arrivata nei mesi scorsi alla richiesta di una tutela complessiva aveva scatenato dubbi e allarmi nel quartiere. L'area considerata da sempre strategica per la sua posizione, ha scatenato negli anni appetiti immobiliari. Ancora di più dopo la chiusura delle attività ippiche. Lo stesso Palazzo Marino, che sembra contrario a veder spuntare lì case e palazzi, si augura che il vincolo arrivi. Anche perché vorrebbe dire, appunto, che qualsiasi piano eventuale dovrà passare al vaglio della sovrintendenza. La strategia di piazza Scala è chiara. Come il destino dell'area a due passi da San Siro. «Per noi il centro della zona è e rimane lo stadio e ci aspettiamo progetti che sviluppino l'area con attività sportive e un forte richiamo al verde», dice l'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran. Inter e Milan volevano realizzare proprio sul trotto servizi sportivi e commerciali in grado di allargare il Meazza. Per ora, però, sembra tutto fermo. Con la Snai, proprietaria dell'area, però, che non ha mai rinunciato a valorizzare anche dal punto di vista economico quel tesoro. (alessia gallione)
la Repubblica
12 Giugno 2017
Un doppio vincolo per l'ippodromo
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