ANDAVANO d'amore e d'accordo dopo il divieto della manifestazione dell'estrema destra al cimitero di Musocco, il 25 Aprile. Ma ora è rottura totale fra i partigiani e Beppe Sala. Pomo della discordia, il museo della Resistenza finanziato con 2,5 milioni dal ministero dei Beni culturali, che aveva ipotizzato come sede la Casa della Memoria di via Confalonieri. Le associazioni partigiane e degli ex deportati si erano subito opposte e rivolte al Comune con varie alternative, spiegando che nella struttura all'Isola c'è già poco spazio per fare attività istituzionali, figurarsi se ce n'è per un museo multimediale sulla lotta al nazifascismo. Ma niente, dopo mesi di trattative e di incontri, il sindaco ha mandato una lettera che non lascia spazio a dubbi: «Cari amici scrive Sala il Comune ha condiviso la scelta del ministero su via Confalonieri, dopo un'attenta ricognizione di ogni possibile alternativa, nessuna delle quali è apparsa percorribile, né per adeguatezza simbolica, storica e culturale, né per caratteristiche tecniche e urbanistiche, né per la finanziabilità degli interventi di riqualificazione». Sala ha l'accortezza di sottolineare di essere «consapevole che questa scelta comporterà un sacrificio logistico dei vostri spazi», ma aggiunge «sono certo anche che la visibilità e la risonanza nazionale compenserà e anzi supererà il disagio attuale». Passano poche ore e parte la lettera di risposta al sindaco, firmata da un furibondo Roberto Cenati, segretario provinciale dell'Anpi. Nel documento si legge che l'associazione dei partigiani «prende le distanze ufficialmente, da un'operazione unilaterale e inopportuna che va contro lo spirito e la lettera della convenzione per la costituzione della Casa della memoria». Parole dure verso la giunta a cui l'Anpi aveva segnalato nei mesi scorsi diverse altre sedi papabili, come palazzo Moriggia, sede del Museo del Risorgimento, in via Borgonuovo, e l'ex Collegio Calchi Taeggi, in corso di Porta Vigentina 15. Ipotesi che «non sono state ritenute nemmeno degne di risposta: sfugge totalmente il senso di un'operazione che snatura la vocazione e la destinazione della Casa della Memoria riducendola a mero contenitore, che sottrae alle associazioni ospitate spazi vitali in cui si sono svolte importanti e partecipate attività artistiche, come mostre di grande livello e culturali». In effetti, chi ha visitato la Casa raggiungibile anche con una passerella da piazza Gae Aulenti non percepisce dove siano gli spazi liberi per allestire addirittura un nuovo museo. Il sindaco nella sua lettera invita l'Anpi a collaborare: «Questo spazio deve essere coinvolgente, innovativo, aperto alle culture del mondo, e capace di attirare tutte le generazioni. Deve essere anche uno strumento in grado di dare nuovo slancio alle vostre attività di ricerca e di testimonianza». Invito che l'Anpi respinge con sdegno, definendo la scelta un «boomerang », «un'occasione mancata» e contestando anche l'«enorme spreco di danaro pubblico: 2,5 milioni serviranno a realizzare uno spazio esiguo di circa 400 metri quadrati (6.000 euro al metro)». A questo punto annuncia Cenati «il Comitato di gestione scientifico della Casa della memoria, non ha più alcuna ragione di essere; il nostro progetto è tramontato». E l'Anpi promette «di promuovere tutte le iniziative che riterrà più opportune per denunciare alla opinione pubblica la gravità di questa miope e inopportuna decisione».