L'ultima battaglia del Colosseo. Il soprintendente dal 1976 al 2004 è drastico nella sua opposizione alla riforma voluta da Dario Franceschini "Le strutture che governavano l'archeologia romana andavano certo aggiornate, ma si è preferito distruggerle". Adriano La Regina è drastico nella sua opposizione alla riforma voluta da Dario Franceschini. Dal 1976 al 2004 è stato lui a reggere le sorti di tutto il tessuto antico della capitale. E il suo auspicio è che, dalla sentenza del Tar, se venisse confermata, venga fuori un governo unitario di questo patrimonio. "Ma non si può guardare a Roma isolandola dal contesto". In che senso? "Roma ha subito la stessa sorte di altri luoghi. Si è voluto rompere il rapporto fra soprintendenze e musei, non rispettando una serie di principi sacrosanti. I musei avevano bisogno di maggiore autonomia. Bisognava correggere una serie di imperfezioni, ma la direzione di marcia doveva restare unitaria". E invece? "E invece, se parliamo di Roma, si è voluto tornare a una frammentazione contro la quale si era combattuto nell'ultimo quarto del Novecento". Per lei la soluzione è tornare a una soprintendenza unica come quella che lei ha diretto? "Non bisogna mai guardare al passato. E non lo farò certo io. Ma è indubbio che solo con una visione unitaria si può governare l'immenso patrimonio archeologico romano, che non è solo il Colosseo o l'area archeologica centrale. Con una visione unitaria e lontana dalle influenze politiche". Ma lei ritiene ci siano le condizioni per creare una struttura simile? "Auspico che si arrivi a questo. Ma allo stato mi pare difficile. Vedo soltanto un accanimento per trarre da questo patrimonio quanto più profitto possibile".