ASFALTO o sampietrini per le strade storiche di Napoli? Basolato, grazie, si potrebbe rispondere sbrigativamente eludendo l'alternativa proposta ma rispettando maggiormente la storia e il carattere dei luoghi urbani. Questa è la mia posizione culturale che non sono disposto a modificare d'una virgola se vivessi a Trento o Bolzano, civilissime e danarose province italiane con efficienti amministrazioni. Se in quelle città un sampietrino saltasse o il basolato fosse sconnesso, in pochissimo tempo tutto ritornerebbe in ordine e per lungo tempo. Questa efficienza garantisce: sicurezza del traffico e dei cittadini, decoro della città e corretta tutela dei luoghi storici e dei monumenti. A Napoli, un solo sampietrino saltato diventa nelle settimane successive una vasta e profonda buca riempita alla men peggio dopo qualche mese da una orrenda pezza d'asfalto; il basolato traballa per tempo immemore. Questa inefficienza comporta: pericolo per il traffico e i cittadini, strade indecorose e oltraggio a luoghi storici e monumenti. (Utile aggiungere: sul piano economico, ingenti risarcimenti per incidenti, veri o falsi che siano, causati dai dissesti stradali). Rinunziare allora ad affermare un corretto principio culturale di tutela solo perché siamo governati da amministrazioni inefficienti? No di certo, ma qualche riflessione più realistica e meno ortodossa (di astratta intransigenza) bisogna pur farla. Nell'interesse degli stessi beni culturali. È agevole tutelarli affermando principi. Più complicato risulta l'esercizio della tutela nell'agone di contrapposte esigenze che devono confrontarsi altresì con le realtà locali molto diverse per cultura, livelli economici, senso civico, efficienza amministrativa. Persino di impiego di materiali appropriati per un'area storica. Si parla, genericamente, di pietra lavica per basoli e sampietrini. Da tempo, non è più quella del Vesuvio ma viene dal bacino dell'Etna o dalla Cina perché le nostre cave vesuviane per ragioni ambientaliste sono state quasi tutte chiuse e comunque non sono in grado di fornire ingenti quantitativi di pietra. Dunque, a rigore, chi usa pietra lavica di incerta provenienza commette un falso storico. Ma è inevitabile se si vuole conservare un carattere specifico ad una strada o piazza tutelate, pur consapevoli che non calpestiamo più la nostra pietra vesuviana. Questo è il tipo di ragionamenti che occorre cominciare a fare, evitando opposti integralismi. Paolo Frascani ha introdotto il tema su queste pagine. Proviamo a integrarlo con due brevi ulteriori considerazioni più operative: evitare il caso per caso e programmare la tutela di strade e luoghi storici; dotarsi di strutture tecnico- amministrative specializzate. Esigenza di programmazione. Non è possibile che ogni qual volta si debba ripavimentare una strada si apra in città non un confronto ma una rissa culturale tra i partiti della modernità (l'asfalto) e della conservazione (la pietra). Occorre un piano generale cittadino che preveda la pavimentazione più idonea definita sulla base di ampie e rigorose ricerche storico- critiche sull'origine e sul ruolo che la strada o la piazza hanno avuto nel tempo e hanno soprattutto oggi. In queste piano, sono da evitare le pavimentazioni della stessa arteria con materiali diversi, scelta che la Soprintendenza propone con una certa frequenza. Se una strada è storica, lo è nella sua interezza, non per un tratto, magari in corrispondenza d'un monumento, e poi non lo è più. Strutture tecnico-amministrative specializzate formate con personale del Comune e della Soprintendenza. Sono previste dal Piano di gestione del centro storico di Napoli Sito Unesco, mai attivate. Spetta loro il compito di approntare la programmazione e di gestire il piano delle pavimentazioni avvalendosi di consulenze di settore come l'ingegneria dei trasporti e gli ambiti commerciali e turistici, sempre nell'ottica di confrontare le scelte sulle esigenze della contemporaneità. Capiamo le difficoltà del soprintendente Garella e dell'assessore Calabrese che ieri mattina si sono incontrati per prendere decisioni su questo tema. Sarebbe stato istruttivo per loro passare verso la 10 da piazza Bovio. Buche nella pavimentazione di sampietrini rappezzate con cemento. Piazza storica, lavori ultimati poco più di cinque, sei anni or sono. Impossibile un corretto rammendo con cubetti di pietra? Sì, per una città diventata sciatta nell'animo e distante da Trento e Bolzano molto più dei reali ottocento chilometri circa.