Colosseo. Parla l'uomo che presiede il Consiglio superiore Giuliano Volpe, archeologo, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, è fra i principali sostenitori della riforma Franceschini. Che cosa resta di quella riforma, se le sentenze del Tar venissero confermate? "Mi auguro che il complesso del provvedimento non venga smantellato a colpi di sentenze. Che il Consiglio di Stato ripristini quello che il Tar ha annullato. Ma in generale avrei voluto vedere progetti alternativi, non ricorsi amministrativi". Ma lei condivide tutto della riforma? "È un tentativo ambizioso, innovativo che, a differenza di quanto sostengono molti oppositori, apre un rapporto produttivo fra musei e territori: basti vedere le manifestazioni di sostegno da parte delle comunità locali a due direttori come Paolo Giulierini ed Eva Degl'Innocenti. Certo, qualcosa andrebbe perfezionata". Cioè? "Sono indispensabili nuovo personale e risorse crescenti. Inoltre ho sempre manifestato perplessità sui poli museali. Ma il mio sostegno allo sforzo innovativo è pieno". Il Tar ha contestato le procedure di selezione. Lei le difende? "Non ho seguito il lavoro della Commissione, ma sapendo com'era composta mi risulta difficile pensare abbiano commesso le irregolarità che i giudici contestano. Certo non è semplice valutare in un colpo prima venti poi altri dieci direttori. Ma sarebbe stato impossibile costituire trenta commissioni in così breve tempo. E mi auguro che per il futuro si cambi questa procedura". Che cosa prevede per Roma? "Spero che Stato e Comune possano comunque operare in maniera congiunta, come auspicato dalla commissione che ho presieduto nel 2014. Sono convinto che il Parco non contraddiceva quella prospettiva".