TORINO Solo 5mila dei 33mila reperti posseduti dal Museo Egizio di Torino sono catalogati secondo gli standard scientifici dettati dal Ministero per i beni culturali. Questa scoperta, un retaggio lasciato dalle precedenti gestioni, potrebbe allungare di molto i tempi per il conferimento delle collezioni di faraoni, mummie e papiri dallo Stato alla Fondazione che dallo scorso ottobre gestisce il museo. E senza il" conferimento", una sorta di comodato d'uso, rischiano di allungarsi i tempi per la nascita di quel "grande museo Egizio" che è l'obiettivo principale del nuovo ente di gestione presieduto da Alain Elkann, cui partecipano, oltre al Ministero, gli enti locali e le fondazioni bancarie. Un ente voluto dal ministro Urbani, che ha rappresentato una novità assoluta in Italia, e che proprio per questo suscita particolare attenzione anche da parte del successore Buttiglione. Che ieri ha rassicurato Elkann, in visita da lui a Roma proprio per affrontare la spinosa questione: «Entro l'autunno il patrimonio dell'Egizio verrà conferito alla Fondazione», ha promesso. Negli uffici del Ministero spiegano che si inizierà a dare in uso i circa 6mila beni ora esposti al pubblico, e intanto si lavorerà per catalogare gli altri. A Roma verrà insediata una vera e propria task farce, mentre a Torino nessuno andrà in vacanza, proprio per completare almeno una parte del lavoro per ottobre. E lo stesso ministro verrà qui nei prossimi mesi per verificare l'andamento dei lavori.