Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso con il quale il Comune di Roma contestava il decreto con il quale è stata formalizzata l'istituzione del Parco del Colosseo, voluta dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Due le sentenze di accoglimento pubblicate, la seconda riguarda il ricorso che sullo stesso argomento è stato proposto dal sindacato Uilpa-Bact. Nelle motivazioni i giudici spiegano che il decreto è stato annullato per «vizi di eccesso di potere del provvedimento» e anche «violazione del principio della leale collaborazione tra enti». Pronta la risposta di Franceschini: «Impugneremo la sentenza». Mentre la sindaca Virginia Raggi esulta: «Bene Tar, hanno vinto i cittadini». Le motivazioni della sentenza In mertito alla violazione della «leale collaborazione tra enti». il Tar rileva la mancata considerazione di un precedente accordo tra Roma Capitale e ministero dell'aprile del 2015 e delle norme del decreto 61 del 2012 «che prevedono il coordinamento istituzionale tra amministrazioni statali e Roma capitale». Secondo i giudici, poi, le disposizioni di legge «non hanno attribuito al ministro alcun potere di creare un nuovo ufficio dirigenziale generale, come quello istituito per il Parco archeologico del Colosseo», scrive il Tar nelle motivazioni della sentenza con la quale ha accolto il ricorso del Campidoglio. Le norme in materia, infatti, per i giudici non attribuiscono «alcun potere generale di riorganizzazione anche degli uffici dirigenziali generali al ministro, ma un potere organizzativo limitato a consentire la soppressione, la fusione o l'accorpamento di uffici, in funzione di particolari esigenze tra le quali anche quella di 'garantire il buon andamento dell'amministrazione di tutela del patrimonio culturale». La conclusione, per il Tar, è che le norme «derogatorie delle disposizioni generali in materia di organizzazione dei pubblici uffici, per cui gli uffici di livello dirigenziale generale sono di competenza del regolamento di organizzazione, non abbiano attribuito al ministro alcun potere di creare un nuovo ufficio dirigenziale generale, come invece avvenuto nel caso di specie con l'istituzione del Parco archeologico del Colosseo». Il Tar: Roma avrebbe perso incassi Per il Tar del Lazio con l'istituzione del Parco il Campidoglio avrebbe perso parte degli incassi e la città avrebbe risentito della sua unità archeologica. Anche per questo i giudici amministrativi hanno ritenute fondate le censure con le quali Roma Capitale «si duole del fatto che non vi sia stata alcuna condivisione delle scelte che hanno portato alla individuazione di tale area limitata di competenza del Parco archeologico del Colosseo». «La nuova configurazione avrebbe comportato la perdita per la città di Roma di gran parte dei proventi del Colosseo e inoltre, avrebbe sancito la eliminazione della rilevanza unitaria dell'area all'interno delle Mura Aureliane, oggetto della tutela Unesco», scrivono i giudici. In base allo Statuto comunale, infatti, "è stato attribuito alla città di Roma un particolare ruolo nell'attività di valorizzazione dei beni culturali romani, rispetto a cui lo Stato, pur mantenendo le proprie funzioni in materia di organizzazione dei propri uffici, non può incidere unilateralmente, trattandosi appunto di aspetti relativi alla valorizzazione dei beni culturali, le cui funzioni amministrative sono state attribuite alla competenza concorrente di Roma capitale». L'istituzione del Parco «lede interessi di Roma Capitale» Roma Capitale aveva presentato ricorso al Tar per chiedere l'annullamento del decreto istitutivo del parco archeologico del Colosseo del 12 gennaio 2017. L'istituzione del Parco Archeologico del Colosseo secondo il Campidoglio era «lesiva degli interessi di Roma Capitale». «È inaccettabile che a Roma ci siano aree di serie A e aree di serie B, in pratica sembra che il governo voglia gestire in totale autonomia e senza alcuna concertazione il patrimonio culturale dell'amministrazione stessa», disse in quell'occasione la sindaca Virginia Raggi, sottolineando che «i ricavi della bigliettazione del Colosseo e dei Fori portano nelle casse del nuovo ente circa 40 milioni di euro, che prima andavano per l'80 alla Soprintendenza speciale, oggi invece saranno tutti del Parco e solo il 30 andrà alla Soprintendenza. Quindi su Roma rimane molto poco». Il decreto istitutivo prevede un Parco Archeologico con l'autonomia di cui godono gli altri parchi archeologici e con competenze su Colosseo, Foro Romano, Palatino e Domus Aurea. Franceschini: «Impugneremo la sentenza» Il Tar sul Parco del Colosseo? «Purtroppo non posso dire che sono stupito...». Così Franceschini commenta le due sentenze con le quali il Tar ha accolto i ricorsi: «Stesso Tar, stessa sezione della sentenza sui direttori stranieri. Fatico però a capire perché 31 Musei e Parchi archeologici autonomi, dagli Uffizi a Pompei, vadano bene e il 32esimo, il Parco del Colosseo, giuridicamente identico a tutti gli altri, invece no». «Leggeremo la sentenza, cosa per ora impossibile - conclude il ministro - e ovviamente la impugneremo subito». Raggi: «Vittoria cittadini, Roma è di tutti» Nel pomeriggio arriva anche la reazione della sindaca Raggi alla sentenza. «Colosseo. Hanno vinto i cittadini, bene Tar. Sconfitto tentativo Governo. Roma resta di tutti», scrive la prima cittadina su Twitter.
il Sole 24 Ore
7 Giugno 2017
Dal Tar stop al Parco del Colosseo. Franceschini: impugneremo sentenza
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