Un uragano si abbatte sulle Gallerie Estensi di Modena, Ferrara e Sassuolo e su altri quattro musei autonomi d'Italia. Cinque superdirettori, quattro italiani e uno straniero, nominati due anni fa dalla riforma del ministro Dario Franceschini, sono stati dichiarati ieri illegittimi dal Tar del Lazio, a seguito di ricorsi presentati dai dirigenti del Ministero dei Beni Culturali Francesco Sirano e Giovanna Paolozzi Strozzi. Quest'ultima, tra l'altro, è una dirigente notissima tra Emilia e bassa Lombardia, essendo stata soprintendente per molti anni a Modena, Mantova, Ferrara e Parma. Il tribunale amministrativo ha dunque annullato, con due sentenze, le nomine di Martina Bagnoli a capo delle Gallerie Estensi, di Peter Assmann al Palazzo Ducale di Mantova, di Paolo Giulierini al Museo archeologico nazionale di Napoli, di Eva Degl'Innocenti al Museo archeologico di Taranto e di Carmelo Malacrino dell'Archeologico di Reggio Calabria. Immediatamente il Ministero dei Beni Cultuali ha richiesto una "sospensiva" della sentenza e deciso di ricorrere al Consiglio di Stato, con il ministro Dario Franceschini e l'ex premier Matteo Renzi che vanno su tutte le furie per questa sentenza che espone l'Italia, a loro dire, a una figuraccia a livello internazionale. Per il momento, spiegano sempre dal dicastero culturale, dovrebbero essere i direttori dei Poli museali regionali (altra costola della riforma) a prendere il posto ad interim dei direttori mandati a casa.Nel caso, a Modena e Ferrara, dovrebbe arrivare Mario Scalini che dirige i musei di Bologna e del resto della regione: una "vecchia" conoscenza per Modena, città dove è stato soprintendente alcuni anni fa. Leggendo le sentenze del Tar si deduce che da un lato viene annullata la nomina di un direttore straniero come Assmann di Mantova perché secondo il Tar il bando internazionale, così com'era formulato, non poteva prevedere la nomina di esperti stranieri. A questo punto viene da chiedersi se gli altri stranieri nominati - come ad esempio Eike Schmidt degli Uffizi e James Bradburne di Brera - siano salvi e perché. Diverso il caso di Martina Bagnoli e degli altri italiani: il Tar ha dato ragione ai ricorrenti che protestano contro parti dei colloqui dei candidati con la commissione svolte a porte chiuse. Non regolare per concorsi pubblici. Le sentenze del tribunale parlano anche di "criteri magmatici" seguiti per la valutazione di alcuni candidati. La sentenza che affossa almeno in parte la riforma Franceschini all'epoca del governo Renzi ha portato i due politici del Pd a fare dichiarazioni durissime. Matteo Renzi su Facebook: «Non abbiamo sbagliato a fare quella riforma del Ministero dei Beni Culturali, abbiamo sbagliato a non cercare di provare a cambiare i Tar. La decisione del Tar del Lazio merita il nostro rispetto istituzionale, ma conferma che non possiamo continuare ad essere una Repubblica fondata sul cavillo». Anche Franceschini non è andato per il sottile: «In due anni abbiamo cambiato - dice su Twitter e alle agenzie - i musei italiani davanti al mondo intero, e ora il Tar annulla le nomine di cinque direzioni. Non ho parole ed è meglio. Certo mi lascia stupefatto che il Tar parli di procedura poco chiara e magmatica. I direttori coinvolti avevano lasciato tutto per ricoprire questi ruoli e la riforma stava attuando un grande cambiamento Una figuraccia internazionale». Tra l'altro i musei coinvolti stavano tutti ingranando: i visitatori di Modena e Ferrara, ad esempio, nell'ultimo anno erano aumentati del 7. Silenzio da Martina Bagnoli, all'estero in questi giorni; Giovanna Paolozzi Strozzi, si limita a dire di voler lasciare parlare la sentenza del Tar.