Il direttore del Polo museale: Friuli fanalino di coda per bonus art «Credete nella nostra ricerca e finanziatela». È l'appello degli archeologi dell'università di Udine ai privati, in una regione che è anche fanalino di coda in Italia nell'utilizzo dei bonus art. L'invito è stato lanciato nel corso del convegno "Scavare nel passato, interpretare il futuro. Un incontro tra l'archeologia e la città". Durante i lavori è emerso che tra i partner delle campagne di scavo in regione e all'estero prevalgono gli enti pubblici e le Fondazioni. Da qui l'appello giustificato anche dal fatto che, come ha evidenziato il professor Andrea Zannini, direttore del Dipartimento di studi umanistici e del patrimonio culturale, lo stesso dipartiment è un'eccellenza a livello nazionale, avendo ottenuto il punteggio massimo al pari di altri 13 in Italia, primo e unico in regione. Anche grazie alle ricerche condotte tra Aquileia, Terzo d'Aquileia, nei castelli tra le valli del Torre e del Natisone, nel fiume Stella, in Grecia e nel Kurdistan iracheno, illustrate nei dettagli nel corso dell'incontro moderato da Giacomina Pellizzari del Messaggero Veneto. I risultati sul campo sono stati l'occasione per interrogarsi sul ruolo dell'archeologia come strumento di formazione universitaria e professionale e riscoperta del passato, ma anche come mezzo di tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio culturale del territorio. «La ricerca va spiegata al di fuori dell'università bisogna far capire il grande lavoro che sta facendo l'università di Udine. Solo così si possono attirare finanziatori privati», ha sottolineato Fulvio Marcello Zendrini, consulente dell'ateneo per la divulgazione scientifica e la comunicazione, coinvolgendo i sostenitori della ricerca. È stato in questo contesto che, Gianni Torrenti, assessore regionale alla Cultura, ha voluto specificare quanto la Regione investa in cultura: «Siamo grandi quanto la Provincia di Brescia, ma abbiamo fatto la scelta di investire molto in campo culturale: 30 volte la Liguria, 16 volte il Veneto». Lo stesso fa la Provincia che «ha sempre risposto positivamente all'appello dell'università di Udine». Lo ha rimarcato il presidente Pietro Fontanini spiegando come Palazzo Belgrado sia partner del progetto nella Terra di Ninive (in Iraq), diretto dal professor Daniele Morandi Bonacossi, e di «Anaxum» sul fiume Stella, promosso dal docente di Archeologia subacquea, Massimo Capulli. Fontanini ha aggiunto che il suo ente, in fase di chiusura, può fare di più. «Abbiamo ancora fondi. Ma per utilizzarli dobbiamo chiedere il permesso alla Giunta regionale». Il riferimento è a circa 20 milioni di euro, oggi fermi in cassa in attesa dello smantellamento della Provincia. Protagonista di numerosi progetti pure la Fondazione Friuli che, per voce del neo presidente Giuseppe Morandini, si è detta disposta a proseguire il cammino da anni intrapreso a fianco all'ateneo friulano, con la riconferma del protocollo d'intesa che prevede finanziamenti annuali. Il direttore della Fondazione Aquileia, Cristiano Tiussi, ha annunciato il passaggio della gestione di alcune aree archeologiche aquileiesi da parte dello Stato. La concessione riguarda l'intero edificio delle Grandi terme (due ettari e mezzo), dove la docente Marina Rubinich scava da anni. E se il sindaco di Aquileia, Gabriele Spanghero auspica che possa prendere piede un progetto di archeologia «pubblica» con open day sugli scavi, Luca Caburlotto, direttore del Polo museale del Friuli Venezia Giulia si è soffermato sulla redditività della ricerca ricordando come nella nostra Regione i bonus art non siano utilizzati. La responsabile dell'Area patrimonio archeologico della Soprintendenza, Paola Ventura ha posto l'attenzione, invece, sul significato della valorizzazione dei beni archeologici, che è anche saper accettare regole e decisioni della Soprintendenza. Le docenti Elisabetta Borgna e Simonetta Minguzzi, hanno ricordato anche la collaborazione dei Comuni di Terzo d'Aquileia, Attimis, Faedis, Pulfero e Varmo nella campagna «Paesaggi sepolti e sommersi: Aquileia e il suo territorio dall'Eneolitico all'età del ferro» e «Studio sull'incastellamento del Friuli».