LIVORNO Tolto il velo che lo copriva è apparso in tutto il suo splendore l'altare maggiore appena restaurato della chiesa di San Ferdinando (o di Crocetta) ed in cui spicca l'imponente gruppo marmoreo raffigurante l'angelo che libera gli schiavi dalle loro catene costituendo il simbolo fondativo della missione dei padri Trinitari: in una chiesa stracolma, alla cerimonia, oltre al parroco, padre Emilio Kolaczyk, sono intervenuti padre Pedro Aliaga Asensio, vicario generale dell'Ordine Trinitario, Silvia Bartalucci di Arterestauro, Andrea Muzzi, soprintendente per Pisa e Livorno, Loredana Brancaccio, storica dell'arte presso la Soprintendenza di Pisa ed il vescovo, monsignor Simone Giusti: «È una meraviglia, c'è da rimanere allibiti vedendo la plasticità di questa pietra lavorata con estrema bravura che davvero mette in luce la grandezza dell'artista che l'ha eseguita ed anche di chi ha fatto il restauro». Il vescovo ha poi sottolineato il ruolo plurisecolare dei Padri Trinitari a Livorno che ora estendono la loro opera ai lavoratori del mare, anche provenienti dall'estero, con l'ampliamento della parrocchia di San Ferdinando all'area del porto industriale. E non è mancato anche un suo accenno alla necessità di valorizzare adeguatamente in chiave turistica il patrimonio artistico e culturale della nostra città di cui pure la chiesa di San Ferdinando fa parte a pieno titolo: «Qui siamo in Venezia - prosegue - in un quartiere storico della città, uno dei posti più belli non solo di Livorno, ma della Toscana. Oggi inauguriamo questo nuovo restauro che ha riportato all'antico splendore tutto l'interno della chiesa, quindi sarà il momento del restauro esterno. È pronta anche una pubblicazione su tutto questo e ciò affinché questa ricchezza di Livorno sia un patrimonio della città». Finanziato dal Ministero dei beni culturali, l'intervento, iniziato nel gennaio scorso sotto l'egida della Soprintendenza, ha comportato la ripulitura delle superfici marmoree dalla patina di polvere e residui di cera delle candele ed il consolidamento dei pregevoli stucchi che ornano la parte absidale come ha riferito la direttrice dei lavori Loredana Brancaccio: «Abbiamo trovato molte colature di cera sia nella parte alta che in basso dell'altare e grazie ad una vecchia foto dei primi del'900 abbiamo visto che in certe occasioni venivano collocati numerosi candelabri. Nella parte alta sono stati inoltre trovati anelli e ganci di ferro a cui, sempre in certe occasioni, erano appesi antichi damaschi, purtroppo perduti». La genesi del gruppo marmoreo dell'altare è stata invece illustrata dal soprintendente Andrea Muzzi ricordando l'ispirazione del gruppo marmoreo alla visione avuta da san Giovanni de Matha, fondatore dell'Ordine trinitario, il 28 gennaio 1193 mentre celebrava la sua prima Messa nell'abbazia di Saint Victor a Parigi. È stata inoltre posta in evidenza l'opera dello scultore carrarese Giovanni Baratta, già allievo di Giovanni Battista Foggini, l'architetto fiorentino di scuola barocca che fu il progettista della chiesa di San Ferdinando iniziata nel 1707 Così come va sottolineato anche il ruolo del grande artista ticinese Giovan Martino Portogalli nella realizzazione degli stucchi. Muzzi ha infine descritto il committente nella costruzione della chiesa ovvero Francesco Terriesi che proprio accanto all'altare ha il suo sepolcro: «Era un figura di grandissimo rilievo, molto legato all'ordine Trinitario ed un personaggio centrale nell'ambito del granducato. Assunse per il granduca un ruolo importante a Londra, divenne in seguito provveditore della Dogana a Livorno, ed aveva un forte legame con la comunità inglese a Livorno, che era uno dei motori dell'economia livornese».