L'ultimo appello riguarda l'Acropoli di Gela, per la quale arriverà una «proposta d'adozione ». Ma da un angolo all'altro dell'Isola, i beni culturali siciliani sono un po' tutti a caccia di volontari e finanziatori: dalla Villa del Casale di Piazza Armerina, che nelle scorse settimane ha pubblicato un bando per chiedere alle associazioni della zona di affiancare il personale e rimuovere le erbacce, fino ad arrivare al museo di Palazzo Mirto di Palermo, che cerca sponsor per recuperare due busti ottocenteschi, e al Duomo di Monreale, che invece ha bisogno di soldi per restaurare alcune decorazioni del chiostro. UN CALICE DI CULTURA L'elenco è praticamente infinito: da quando, un anno fa, la Cantina Settesoli ha chiesto e ottenuto di poter finanziare con 12mila euro l'illuminazione della fortificazione est dell'acropoli di Selinunte, il sistema dei beni culturali si è aperto con quella che poi è stata ribattezzata la "circolare Vermiglio" ai finanziamenti più disparati, dai grandi contributi a quelli più piccoli. L'accordo più duraturo porta ancora una volta il logo della cantina di Menfi: grazie al progetto "Settesoli sostiene Selinunte", infatti, per ogni bottiglia di vino venduta viene versato un contributo di 10 centesimi per il restauro del tempio C dell'area archeologica. Una cifra che si stima ingente: le bottiglie vendute nei primi otto mesi, secondo il portale ufficiale, sono un milione e duecentomila. MONUMENTI DA ADOTTARE Non di solo denaro, però, vivono i beni culturali. A Gela, per esempio, si tenta di rilanciare l'Acropoli con le "adozioni": il direttore Emanuele Turco ha chiesto ai cittadini e alle associazioni di scegliere una delle otto porzioni nelle quali è stata suddivisa l'antica città del settimo secolo avanti Cristo e di ripulirla dalle sterpaglie. Un'iniziativa analoga, nelle scorse settimane, era stata lanciata dalla Villa del Casale: la direttrice Giovanna Susan ha chiesto alle associazioni locali di estirpare gratuitamente le erbacce, ma anche di affiancare il personale in compiti come l'assistenza ai disabili. Per chi si è offerto è previsto anche un piccolo rimborso spese da 4 euro l'ora, ma con un'avvertenza: «Il contributo è comunque condizionato all'erogazione delle somme da parte del dipartimento dei Beni culturali». Proprio l'esigenza cui si cerca di far fronte. Ad ogni modo, a Piazza Armerina l'"affiancamento" è partito da un paio di settimane, e adesso si pensa di rilanciare. Nei prossimi giorni, quindi, Susan pubblicherà altri due bandi per chiedere ai volontari di prendersi cura del museo di Aidone (che ospita fra le altre opere la Dea di Morgantina) e della vicina area archeologica. I FONDI? UN TERNO AL LOTTO Perché nei beni culturali siciliani, che per i restauri possono contare appena su 2,8 milioni all'anno, il vero problema è trovare fondi. Così i gestori dei monumenti devono inventarsi qualcosa: in estate, ad esempio, la soprintendente ai Beni culturali di Palermo, Maria Elena Volpes, ha pubblicato un bando per rifare l'illuminazione interna della Palazzina cinese, ottenendo 30mila euro dal Gioco del lotto. Qualcosa di più ha chiesto, per effettuare un'operazione simile, il museo del Satiro di Mazara: il bando pubblicato poche settimane fa prevede una sponsorizzazione da 36mila euro per finanziare la progettazione, la fornitura e l'installazione dell'impianto di illuminazione. Il punto è che però alla ricerca di sponsor si affidano anche iniziative più urgenti. Il duomo di Monreale, ad esempio, ha bisogno di qualcuno che intervenga sul chiostro dei Benedettini: la decorazione tardo-manierista che orna la biglietteria, secondo la soprintendenza ai Beni culturali, «è in precario stato di conservazione». E visto che sui muri sono spuntate alcune macchie di umidità servono diecimila euro per condurre dei saggi sulle pareti e sulla volta, con l'obiettivo finale di rimettere a nuovo uno dei monumenti inclusi dall'Unesco nell'elenco dei patrimoni dell'umanità. Molto meno serve, ad esempio, per prendersi cura delle decorazioni parietali del primo secolo avanti Cristo nell'area archeologica di Solunto (1.200 euro) o per i busti ottocenteschi di Palazzo Mirto (600 euro), ma se si arriva ai progetti più piccoli l'elenco diventa letteralmente sterminato. Perché nella Sicilia a corto di fondi anche qualche centinaio di euro può fare la differenza. Ed è anche di questi piccoli interventi che il sistema beni culturali ha un disperato bisogno.