Padre Loffredo: "Su questa grotta sorse la basilica e poi attorno, il quartiere" Il sottosegretario Cesaro "La cultura è il principale antidoto all'illegalità" «ABBIAMO combattuto perchè questo ritorno alla luce della cripta fosse anche vittoria sulle tenebre, sul buio, sul degrado». Poche parole, per accennare al fatto che intanto oggi la Sanità, troppo spesso al centro di fatti luttuosi, preferisce affidarsi al messaggio della speranza. Ne è veicolo la riapertura della cripta della Basilica, un altro restauro che stavolta scende nel cuore del Rione. Perchè, come ricorda don Antonio Loffredo, «su questa grotta sacra sorse la basilica e poi, attorno alla Basilica, il quartiere». Che poi al centro della cerimonia ci sia anche la ricollocazione dell'affresco della Madonna, la più antica rappresentazione della Vergine conosciuta a Napoli, con tanto di rito di incoronazione della stessa Madre di Dio effigiata, è complesso di elementi che, secondo Loffredo, indica che «nessuno ci comanda, a noi può essere richiesta obbedienza solo da Dio e da sua madre». Sembrano moniti traslati a altre forme di potere che troppo spesso richiedono obbedienza, ma padre Loffredo oltre non va. Accennando alla incredulità con la quale quindici anni fa si intraprese da queste parti il progetto di recupero di questi beni, mette sull'altro lato della bilancia elementi come la spazzatura o la carenza di vigili urbani. In effetti la realtà al di fuori della Basilica in quel momento parla il linguaggio dei motorini che sfrecciano fra le auto e i palloni scagliati dai ragazzi che giocano regolarmente fra le seggiole colorate del "Pub El Pocho" e le luci della pizzeria Oliva. Scene di vita quotidiana. La parola camorra sembra per un giorno esorcizzata. Anche dalla faccia soddisfatta dei ragazzi della onlus "La paranza" e dall'impegno vocale del coro di "Sanitaensemble", l'orchestra di quartiere. A tenere tutto insieme ci pensa Antimo Cesaro, sottosegretario ai Beni culturali con natali da queste parti: «La cultura è il principale antidoto alla illegalità. E' una percezione della bellezza che fa da presidio di legalità. Predispone al dialogo, non al radicalismo». Luce sulle tenebre dunque. Anche sotto forma di apertura ai migranti. Perchè, spiega ancora Loffredo, «questa chiesa nacque sulle catacombe di San Gaudioso, e Gaudioso arrivò in barca, dall'Africa, senza remi. Qui si stabilirono lui e la sua comunità, come testimoniano le tante facce scure dipinte qui sotto. Esattamente come quei fratelli che oggi vengono dalla stessa sponda e ai quali dobbiamo analogo benvenuto, come 1500 anni fa». Un dramma del quale anche monsignor Gennaro Acampa, vicario del cardinale Crescenzio Sepe, dirà che «non possiamo passare oltre». A trasmettere il valore della fratellanza c'è peraltro anche Kirsten Thiele, pastore anglicano a Napoli, che concelebra la cerimonia perchè «questi sono luoghi antichi, di tutti, di quando la Chiesa era indivisa», spiega ancora Loffredo. Al soprintendente Luciano Garella non resta che notare che «la bellezza del creato ci parla della bellezza degli uomini». In Chiesa è presente anche Paolo Giulierini, direttore dell'Archeologico di Napoli, per ora defenestrato dalla recente sentenza del Tar Lazio. Siede in ultima fila, in privato, ma non ha voluto rinunciare.