COLOSSEO, il giorno dopo. Una squadra di vigili del Fuoco saggia tutte le rete che circondano il Colosseo, due persone controllano i biglietti per l'Anfiteatro Flavio proprio davanti all'Arco di Costantino, i militari dell'esercito ogni mezz'ora fanno un giro all'interno. Ma per il resto è tutto come nella video inchiesta di RepubblicaTv (online ieri) che documentava le falle nel sistema di sicurezza, dimostrando quanto sia facile introdurre ogni tipo di oggetto nel monumento più famoso del mondo. Eppure nessuno ha voluto, o potuto, commentare: né la questura, né la prefettura, tanto meno il vertice del Parco archeologico del Colosseo. Ed è tutto come prima anche nel contorno di bagarini che, intorno all'Arco di Costantino, in un sussurro offrono biglietti super maggiorati, nonostante gli annunci in tre lingue che spiegano come le biglietterie siano gli unici luoghi deputati a venderli. Di bengalesi che in maniera insistente cercano di rifilare a un euro l'una bottiglie d'acqua ghiacciata per tre, quattro, cinque volte. Per non parlare della security privata pagata a peso d'oro, tanto che nel bilancio della Soprintendenza speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l'area archeologica di Roma 2016, alla voce "Spese per i sistemi di sicurezza e servizi di vigilanza (norme antiterrorismo)", a fronte dell'importo richiesto di un milione e 600 mila euro sono stati stanziati due milioni e 400 mila euro, per la maggior parte (se non completamente) investiti nei 18 uomini dell'Istituto dell'Urbe che al metal detector controllano gli accessi, e, all'interno dei Fori Imperiali e del Colosseo, dovrebbero tenere d'occhio i visitatori. Un veronese arriva di fronte alla bocca del metal detector, ha una bottiglia d'acqua in mano, la infila dentro lo zaino che mette nel contenitore azzurro per farlo "scannerizzare": ma nessuno lo blocca per fargli buttare quel contenitore che potrebbe essere pieno di qualunque cosa. «Non solo - spiega Marguerite, una guida turistica inglese - io, dall'orario di apertura a quello di chiusura, vedo sempre le stesse facce, con turni che facendo un semplice calcolo devono essere di almeno 11 ore. Oltretutto hanno addosso giubbotti antiproiettile e cappellini. Come facciano a resistere senza svenire, non lo so». Gli orari e le mansioni dovrebbero essere decisi dall'Istituto e poi approvati dalla questura. Ma nessuno in questura conferma o smentisce. Una cosa sembra certa, sostiene George, un americano che ha lavorato nella security internazionale degli aeroporti: «Questi non hanno fatto alcun corso. Non sanno proprio cosa voglia dire controllare al metal detector. Magari mi sbaglio, lo spero». Di sicuro all'ingresso del Foro Palatino, i due addetti al metal detector discutono animatamente di Totti insieme a un amico, mentre passa loro sotto il naso la bottiglietta d'acqua. Quasi sette milioni di visitatori l'anno, 20mila persone al giorno, un'area vastissima, il controllo vero e capillare sembra un miraggio. Eppure, per esempio, qualunque esperto di sicurezza sosterrebbe che la coda per entrare nell'Anfiteatro Flavio dovrebbe snodarsi all'esterno e non all'interno, come è oggi. E invece al Colosseo si entra entrando al Colosseo.