Il Consiglio di Stato riconosce il lavoro congiunto dei due gruppi speleologici del Vars (Centro altamurano ricerche speleologiche) e del Gsv (Gruppo speleologico vespertilio) del Club alpino italiano di Bari Il Consiglio di Stato ha riconosciuto che il ritrovamento dell'Uomo di Altamura, lo scheletro fossile risalente a circa 150mila anni fa, è avvenuto grazie al lavoro congiunto dei due gruppi speleologici del Vars (Centro altamurano ricerche speleologiche) e del Gsv (Gruppo speleologico vespertilio) del Club alpino italiano di Bari. È ai due gruppi, quindi, che spetta il premio di rinvenimento del valore di 450mila euro. I giudici amministrativi d'appello hanno così accolto il ricorso del Cai riformando la sentenza del Tar Puglia che un anno fa aveva dato ragione ai singoli soci, i quali dichiaravano di aver partecipato a quella esplorazione a titolo personale e non per conto del gruppo al quale appartenevano e di avere, per questo, diritto personalmente al premio in denaro. La vicenda comincia nel settembre 1993, quando il Cars di Altamura invita il Gruppo speleologico Cai-Vespertilio a partecipare alle esplorazioni di Lamalunga, una grotta scoperta dallo stesso gruppo altamurano già tre anni prima. L'invito viene accettato da alcuni componenti del Gsv il 3 ottobre 1993, che assieme ai soci del Cars scendono nella cavità. I due gruppi si dividono e imboccano due cunicoli differenti: in quello esplorato dai componenti del Cai Bari vengono rinvenuti i resti dell'Uomo di Altamura. Dal momento della scoperta il premio per il ritrovamento che il ministro per i Beni culturali doveva corrispondere agli scopritori della grotta è stato al centro di un lungo contenzioso. Il Consiglio di Stato ha ora messo un punto alla vicenda, stabilendo che l'appello proposto dal Cai, assistito dagli avvocati Valentina Vasta e Nino Matassa, "è fondato e va accolto", poiché le persone che hanno materialmente rinvenuto i resti lo avrebbero fatto "non a titolo personale ma quali componenti del Cai di Bari invitati dal Cars alle esplorazioni, con la conseguente 'co-ascrivibilità' del ritrovamento al Cai di Bari". "Siamo molto soddisfatti di questa sentenza che mette il punto a una vicenda dolorosa che è andata avanti troppo a lungo", ha commentato Maurizio Armenise, presidente del Cai sezione di Bari, riconoscendo "che la speleologia è un'attività che si svolge in gruppo, e che all'interno del gruppo vengono condivisi attrezzature e materiali, così come obiettivi, successi e sconfitte. E' stato anche per proteggere i valori di questo sodalizio, per noi scontati, che abbiamo deciso di combattere".