UN piano in più non previsto, danneggiamento di un'antica tomba romana, violazione dei vincoli archeologici e paesaggistici. Il centro commerciale sulla via Nomentana, in località Parco azzurro, è al centro di un'indagine della procura anche grazie a una segnalazione di alcuni residenti, assistiti dall'avvocato Claudia De Arcangelis. Sul cantiere pende anche un ordine di demolizione e ripristino impugnato davanti al Tar. I sostituti procuratori Lelia Di Domenico e Luigi Pacifici, nel frattempo, hanno chiuso le indagini, e in tre, tra cui l'amministratore della società Tecnoguidonia, Alfonso D'Eugenio, proprietaria e committente dei lavori, rischiano il processo per danneggiamento archeologico e deturpamento di bellezze naturali. Per i pm, i tre indagati «realizzavano in un'area ricompresa nel vincolo a tutela diretta eo indiretta di natura archeologica e paesaggistica interventi in difformità ai titoli autorizzativi» come «l'aumento della superfice utile lorda, l'aumento dei piani fuori terra da uno a due e modifiche dei prospetti». Ma non è tutto perché la costruzione del centro commerciale avrebbe danneggiato anche un importante sito archeologico «sottoposto a tutela». In pratica, nei lavori «per lo sbancamento della corsia d'accesso al centro commerciale» è stato costruito un muro che ha «danneggiato le opere della struttura muraria della tomba ipogea di epoca romana () con conseguente rischio per la stabilità ». Le vicende processuali che riguardano il futuro del centro commerciale corrono su due binari paralleli. E se per un possibile processo penale ai tre indagati bisognerà ancora attendere del tempo, il Tar del Lazio si esprimerà invece martedì sulla sospensiva relativa alla demolizione delle opere abusive e il relativo ripristino della costruzione come da progetto originario.