Dalla penombra, Fra' Carnevale è uscito alla luce, con una intelligente mostra tenuta, quest'anno, prima a Brera e poi al Metropolitan Museum di New York. È ancora lui, Fra' Carnevale, il personaggio che compare nell'intestazione della rassegna appena aperta a Urbino, dove egli aveva lavorato in decenni cruciali, fino alla morte avvenuta nel 1484. L'esposizione, dovuta specialmente agli studi di Alessandro Marchi e Maria Rosa Palazzi, è assai diversa dalle altre, se non altro e non è poco perché è proprio all'epicentro, nelle sale dette della Me nello stupefacente palazzo d'Urbino, di cui propone una lettura nuova e seducente, commentando i rilievi di Michele di Giovanni da Fiesole, detto il Greco, che dopo il restauro si mostrano in tutta la loro gentile eburnea delicatezza. Dalle finestre si vede il portale della chiesa domenicana, opera di Maso di Bartolomeo e collaboratori, voluto da Federico da Montefeltro e primo segnale della sua volontà di rifare radicalmente l'aspetto della sua piccola città montana. A quel progetto, cui guardarono con ammirazione i grandi capitani d'industria del XX secolo, Come Pierpont Morgan, partecipò Fra' Carnevale. Di lui, che seguiamo ora attraverso una discreta mole di documenti, molto sembra ancora sfuggire. Nato entro il 1416, aveva avuto rapporti di lavoro con il pittore Antonio Alberti da Ferrara, astro delle tendenze gotiche nel territorio di Urbino, ma attorno al 1445 era a Firenze, discepolo di Filippo Lippi. La sua Annunciazione, qui esposta, è quasi una timida copia d'un esempio del Lippi. Nel 1455 dava i disegni ai muratori che dovevano riedificare il duomo. La costruzione andò avanti fino al 1534 e vi sovrintese, dal 1474-'77, il grande Francesco di Giorgio. Sicché non si sa che disegni fornisse Fra' Carnevale. Che fosse architetto, lo escluderebbe la sua stessa pittura, abbondante in citazioni, eppure priva di un sentimento sicuro delle strutture, ma fu certo pronto a cogliere i motivi ornamentali del portale di San Domenico e, con la stessa facilità con cui era passato da Antonio Alberti a Filippo Lippi, fu un antologico fagocitatore di temi eruditi." Incerto è perché a lui, nato Bartolomeo Corradini, fosse affibbiato dai contemporanei un soprannome così cordiale. Pare che non fosse perché era giocondo e pasciuto, ma, con ironica opposizione, perché era smunto e osservante dei digiuni. Di famiglia urbinate abbiente, fu dunque a corte un piacevole e colto consigliere, che tuttavia negli scomparti di un grande polittico disperso, e qui ricomposto, raggiunge un'insolita efficacia drammatica. Fra' Carnevale diventa così la guida preziosa per cogliere il crescere del Rinascimento a Urbino, da Paolo Uccello a Piero della Francesca, da Luciano Laurana al colto padre di Raffaello, Giovanni Santi, sino a scoperte sorprendenti, come quella di un maestro ardito e totalmente nuovo, cmamato provvisoriamente il Maestro dello Stendardo di San Giovanni. L'incanto della mostra è dato soprattutto dalla gradevole armonia delle sculture di Michele di Giovanni da Fiesole, nel quale Federico da Montefeltro pensava di avere trovato il contrapposto a quanto con inesauribili grazia e inventiva Agostino di Duccio stava realizzando nel Tempio di Rimini, l'ambiziosa fondazione del suo personale nemico Sigismondo Pandolfo Malatesta, cui il palazzo allora in fieri e il portale di San Domenico si opponevano. Poi, accanto a Federico, un'altra presenza diventa decisiva. Battista Sforza porta con sé non soltanto nuovi legami familiari, ma un distillato di cultura che unifica quanto era stato pensato e prodotto nelle corti dell'Appennino e dell'Adriatico, nel momento in cui Francesco Sforza è signore di Milano. Nel percorso della mostra, la camera pietà, luminosa per le figure di guerrieri all'antica, dipinti da Giovanni Boccati, forse realizzata nel 1459-'6O per le nozze, inaugura una stagione nuova del palazzo, un'età eroica per le dimensioni e l'impegno intellettuale.
Com'era copione Fra' Carnevale
L'esposizione "Fra' Carnevale" è stata tenuta al Metropolitan Museum di New York e al palazzo d'Urbino. L'artista, nato Bartolomeo Corradini, è stato un personaggio importante a corte di Federico da Montefeltro e ha lavorato con artisti come Antonio Alberti e Filippo Lippi. La mostra propone una lettura nuova della storia di Urbino, con opere come l'Annunciazione di Fra' Carnevale, che è una copia di un esempio del Lippi. La mostra è stata curata dagli studiosi Alessandro Marchi e Maria Rosa Palazzi e propone una visione unica del Rinascimento a Urbino.
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