«È una sentenza che poteva essere evitata. Perché su questa materia il Tar aveva la possibilità di declinare la sua giurisdizione, trattandosi di nomine dirigenziali ». L'avvocato amministrativista Gianluigi Pellegrino non ha dubbi: «La scelta dei dirigenti pubblici è fiduciaria e di tipo privatistico». Dunque, non poteva intervenire la giustizia amministrativa? «Da molti anni ormai la nomina dei dirigenti della pubblica amministrazione è sottratta ai giudici amministrativi e allo stesso diritto pubblico. Non siamo di fronte a un concorso ma a una scelta fiduciaria, anche se previo pubblico avviso. È quindi il ministro, che per altro si è avvalso dell'ausilio di una commissione di esperti internazionali, ad avere l'ultima parola nelle nomine dei direttori dei musei statali. Non molto diversamente da un'azienda che sceglie il suo manager. Gli aspiranti esclusi non possono pretendere di rimuovere quella nomina, ma al più chiedere eventuali danni solo in caso di condotta sleale di chi ha conferito l'incarico». Ma se è così, non c'era la possibilità da parte della Cassazione di impedire per tempo al Tar del Lazio di sentenziare in materia? «Senz'altro. L'Avvocatura di Stato avrebbe potuto rivolgersi alle sezioni unite della Cassazione che in un caso analogo, riguardante la Regione Lazio, hanno precluso ogni pronuncia da parte del Tar sulle nomine dirigenziali ». Competenza a parte, come giudica le motivazioni del Tar del Lazio? È legittimo escludere gli stranieri dalla gestione dei poteri pubblici? «Mi sembra in contrasto con consolidate regole comunitarie. È vero che c'è una legge italiana un po' preistorica, ma il Consiglio di Stato ha già chiarito che il diritto comunitario prevale su quella legge. Solo in casi eccezionali, come ad esempio per esigenze militari, si possono riservare i posti dirigenziali ai soli cittadini italiani». Quindi, è probabile che il Consiglio di Stato, al quale il ministero dei Beni culturali si appellerà, annulli la bocciatura dei direttori stranieri? «Mi aspetterei una sospensione e una riforma della sentenza ».