UNA ballerina in nero legata a una colonna del portico della chiesa dei Servi con una corda rossa, in una sorta di abbraccio per «proteggere l'architettura » e «salvare la bellezza». È stata breve ma coreografica la protesta - organizzata da un gruppo di urbanisti e spalleggiata da Italia Nostra - andata in scena ieri in Strada Maggiore, dov'è ormai ultimata la barriera di fianco al portico ferma dai tempi del Cantierone "Bobo", dopo un interminabile andirivieni tra Comune e Soprintendenza. Al posto dei vecchi fittoni di ghisa, ancora visibili sul lato di via Guerrazzi - e soprattutto dei new jersey di plastica bianchi e rossi rimasti lì almeno per due anni - ora accanto al portico progettato nel 1393 da Antonio Di Vincenzo c'è una barriera di ferro divisa in otto blocchi per lasciaro l'accesso ai portici e con una luce al led seminascosta sotto il corrimano per illuminare la strada a chi ci passa di notte. Ma c'è già chi si interroga sull'uso stesso di quella corsia. Dice infatti la presidente della consulta per la bicicletta Simona Larghetti, spalleggiata dagli urbanisti. «Quella non può essere certo definita una pista ciclabile. Semmai è un passaggio pedonale. È stata messa per difendere il portico dalle auto. Avevamo chiesto di farla diventare una ciclabile, ma il Comune ha risposto picche perchè la strada è troppo stretta. Probabilmente continuerà a essere usata dai ciclisti. Impropriamente, però». Di certo, il risultato «è uno scempio» per l'architetto Roberto Maci, autore del progetto dei vespasiani di Piazza Verdi e ideatore della protesta: «Questa linea orizzontale che interrompe la verticalità del complesso e non è nemmeno allineata alle colonne è l'ennesima offesa alla città di una giunta che ha smesso di progettare attraverso i concorsi di architettura - sbotta - Dai cubi sotto le Torri, fino alle pensiline di piazza Minghetti: qui ormai fa tutto l'ufficio tecnico del Comune». Accanto a Maci anche l'ex presidente di quartiere Milena Naldi e lo storico dell'arte Eugenio Riccomini: «Abbiamo perso il senso della bellezza - commenta l'ex assessore, che vede la chiesa dalla sua finestra - Queste barriere sembrano le maniglie di una valigia, che è la via Emilia. E anche dal punto di vista dei ciclisti non so quanto serva: non bastava una linea per terra?». Per l'avvocato di Italia Nostra che si occupa di beni culturali, Giulio Volpe, «si tratta dell'ennesimo attacco al volto storico della città. Mi chiedo chi della Soprintendenza abbia autorizzato questo sfregio». Tutti i firmatari del volantino di protesta, tra i quali l'architetto Pierluigi Cervellati, sottolineano la necessità di «fare più concorsi» e «riaprire l'ufficio Città storica e qualità urbana, che a suo tempo fu in grado di evitare queste brutture». E neanche a farlo apposta, proprio nel quadriportico a fianco dell'ingresso della Basilica spiccano due arcate puntellate da anni, con barriere e new jersey stile autostrada ammucchiati sotto alla meno peggio. Una volta c'era un cartello di lavori in corso. Ora non c'è più neanche quello. Rimangono l'erba incolta, i rifiuti, i segni dei bivacccchi proprio davanti all'ingresso del comando Regione dei Carabinieri, dove a giorni farà ritorno un dipinto del 1500, raffigurante San Nicola, trafugato dalla chiesa nel 1984. Una signora che ne era venuta in possesso l'ha portato ad un antiquario per farlo valutare e, dai controlli, è saltato fuori che era stato rubato. Trent'anni dopo, potrà finalmente tornare a casa.