Il caso «Divo Nerone», l'opera rock finanziata con soldi pubblici che tutta l'estate sarà sul Palatino, entra in Consiglio regionale.Il caso «Divo Nerone», l'opera rock finanziata con soldi pubblici che verrà rappresentata per tutta l'estate nell'ecomostro sul colle del Palatino, entra in Consiglio regionale. Ieri Francesco Storace (La Destra) ha presentato un'interrogazione che all'oggetto scrive: «Chiarimenti sulle ingenti risorse erogate da Lazio Innova per il musical Divo Nerone». In sostanza il presidente del Consiglio, Daniele Leodori, dovrà rispondere (forse già oggi) a tre domande: quali benefici trarranno l'amministrazione e i suoi contribuenti da un investimento, pari a 1.050.000 euro, attinto dal Fondo Venture Capital della Regione? Per quale ragione si è inteso sostenere un evento d'iniziativa privata con prevalenti risorse pubbliche? E quali garanzie ha ricevuto la Regione affinché l'evento non rechi danni al sito archeologico del Palatino? E stamani anche il M5S presenterà la propria interrogazione attraverso il consigliere Gianluca Perilli per avere chiarimenti, anche tramite regolare richiesta di accesso agli atti, del milione e 50 mila euro di denaro pubblico che ha finanziato il musical. E soprattutto del percorso dei soldi fin dall'inizio della vicenda: dalla creazione della Nero Divine Ventures spa, la società fondata per gestire l'opera rock, fino agli aumenti di capitale che hanno visto Lazio Innova, cioè la società all'80,5 della Regione Lazio e al 19,5 della Camera di commercio, intervenire come finanziatore più importante: un milione e 50 mila euro di soldi pubblici stanziati dalla società regionale contro «soli» 60 mila euro di finanziamento da privati. Dalla Regione fanno sapere che «il finanziamento faceva parte di un bando per le start up culturali, e i fondi europei sono stati erogati solo quando sono state rilasciate le autorizzazioni da Mibact e Soprintendenza». Fondi europei, dunque. Ma non sono anch'essi soldi pubblici?