Francesco Properetti Soprintendente per i Beni Archeologici di Roma Sono convinto che l'archeologia troppo spesso è usata per recintare pezzi preziosi di territorio. I luoghi storici, al contrario, dovrebbero essere parte della nostra vita e a maggior ragione in una città come Roma. Per questo, quando è stato presentato il «Divo Nerone» in accordo con il ministro Franceschini e il suo gabinetto, ho pensato che un musical non fosse un sacrilegio, ma un modo di far sentire il Palatino parte della vita delle persone e della città. La mia preoccupazione quindi è stata la tutela, attraverso un allestimento che non portasse danni alle strutture archeologiche.E la valorizzazione offrendo ai visitatori un museo virtuale per rendere comprensibili le varie fasi storiche della Vigna Barberini, dal I secolo all'epoca barocca, fasi che oggi sfuggono anche all'occhio esperto, e sono ricostruibili solo dagli studiosi. Proprio l'idea dell'apertura ha guidato il mio operato come Soprintendente a Roma e questo mi permette di riprendere due temi toccati dall'intervento di Chicco Testa di qualche giorno fa: il Palatino e via dei Fori Imperiali. Nel marzo 2015, appena nominato soprintendente (allora si chiamava Soprintendenza per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l'area archeologica di Roma), ma prima di entrare ufficialmente in carica, ho voluto fare un giro, in incognito, al Foro Romano e al Palatino. Mi sono reso conto che per il luogo delle origini di Roma mancava una visione complessiva, in grado di trasmettere al visitatore la stupefacente vicenda di quel pezzo di suolo, divenuto il centro di comando più importante dell'antichità occidentale, tanto che il suo nome proprio in latino, Palatium, si è trasformato nel nome comune per definire il luogo del potere per eccellenza, il «palazzo»: imperiale, reale, nobiliare, del parlamento, della giustizia. Ma il Palatino, con le sue terrazze e i suoi vari livelli di accesso, è potenzialmente anche il luogo dove far nascere un tipo di fruizione non occasionale, e dunque dedicata non solo ai turisti, ma soprattutto ai romani. In questi due anni abbiamo elaborato un progetto complessivo per il Palatino (ma anche per il Foro), che mancava da quasi 100 anni. Gli archeologi e gli architetti della Soprintendenza hanno lavorato spalla a spalla con professionisti tra i più qualificati del mondo: un confronto non sempre facile ma che ha dato i suoi frutti. Oggi, con la nascita del Parco del Colosseo, questo progetto, come tanti altri, è fermo, arenato in un limbo da cui mi auguro si esca presto, perché se c'è una cosa che dobbiamo a Roma e al Mondo è proprio una visione, un progetto, per un luogo tanto prezioso quanto, negli ultimi decenni, ignorato come il Palatino. Una visione del suo passato, ma anche del suo futuro. Anche su via dei Fori Imperiali il nostro debito con la contemporaneità è, a dir poco, grandissimo: Comune, Stato, Ministero e Soprintendenze hanno provato fino a ieri con commissioni, studi, progetti e progettini: molto esercizio ma nulla che arrivasse a una idea forte e sostenibile. Forse memore del suo passato in Enel e Acea, Testa propone di illuminarlo a giorno: a parte il fatto che tutta l'estate siamo lì, con gli spettacoli organizzati dal Comune nei Fori Imperiali e le visite guidate della Soprintendenza nel Foro Repubblicano, mi chiedo perché? A me pare una pessima idea, ma se il modello deve essere la movida, in stile Campo de' Fiori, lo si dica con chiarezza, e ci si confronti con la città. Da parte mia, quando il ministro Dario Franceschini e il sindaco Ignazio Marino discutevano sull'istituzione del Consorzio tra Stato e Comune, a più riprese ho proposto per via dei Fori un modello diverso, tipico di altri paesi, in particolare il Na tional Mall di Washington. Un luogo identitario e democratico, dove si riconoscesse l'intera città, ed essendo questa la capitale, il Paese. Una strada dove si affacciassero delle istituzioni importanti, come appunto nella capitale Usa: gli spazi a disposizione cui dare le funzioni più appropriate al ruolo di questa parte della città, per farla vivere e rappresentare i valori della capitale sono fin troppi. Oltre ai Fori imperiali e al Colosseo, al Foro con la Curia e la Basilica di Massenzio, ci sono Palazzo Venezia e il Vittoriano, e anche due grandi edifici vuoti e praticamente abbandonati come Palazzo Rivaldi e la Torre dei Conti. Più che su un musical, che probabilmente resterà un esperimento unico, su questi temi è auspicabile un vero dibattito, che metta tutti noi, soprintendenti, sovrintendenti, assessori sindaci e ministri di fronte al vero obbiettivo: Roma merita di più, lo dobbiamo alla città e al mondo.
Corriere della Sera
24 Maggio 2017
Roma. Franceschini era d'accordo, e il musical non è un sacrilegio
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Francesco Prosperetti
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