L'INTERVENTO È sufficiente aver letto il primo "blocco" dell'intervista al ministro Franceschini per ritrovarsi in una condizione di allarme. A Paolo Possamai che gli chiede se l'Italia «sarà capace di mettere in questione intelligentemente il proprio patrimonio e non svenderlo e svilirlo come insegna l'assalto barbarico di Venezia», l'imperturbabile ministro rilancia con previsioni che, se giudicate dal nostro attuale presente, ci appaiono come degli incubi. Se negli anni Cinquanta il mercato mondiale era costituito da 25 milioni di turisti, oggi siamo già a un miliardo e 200 milioni, un numero che aumenterà di anno in anno "in modo esponenziale". Di qui il sogno di Franceschini: «Tra vent'anni sono persuaso che i mille borghi, le città d'arte che pullulano in Italia, ma anche le destinazioni di montagna e di mare, avranno conosciuto un formidabile boom». Ma un formidabile boom di che cosa? Di invasioni devastanti di "visitatori" sul modello ministeriale di quanto si fa nella sfortunata Reggia di Caserta attraversata da più di 30 mila persone nel corso di un fine settimana? E fra cinque o dieci anni "i visitatori", stando al profetico ministro, diverranno non meno di 100 mila in un solo giorno? Così a Caserta, ad Asolo o ad Arquà Petrarca, mentre a Venezia intanto... meglio non pensarci. Un ministro della Cultura che scambia la complesssa nozione di valorizzazione del bene culturale per crescita in modo esponenziale dei numeri di "visitatori", solo in limitatissima quota consapevoli di cosa significhi la regale architettura casertana di Luigi Vanvitelli con in più il magnifico parco, è minaccia allarmante per il futuro delle città antiche,per i piccoli centri storici,per musei e aree archeologiche. E assieme al contesto culturale e paesaggistico verrebbe (verrà) mortalmente compromessa anche la qualità della vita di quei luoghi, in tal modo nemmeno più attrattivi. Ma se si vuole capire il perché del nostro allarme, si consideri lo stile e il peso culturale del modo ministeriale in cui si promuove la Reggia di Caserta, e questo accade anche altrove tra Pompei e il Colosseo. C'è un apposito sito, ovviamente, per Caserta e lì vi si narra di un "luogo da invadere" e di "un capo invasore". Sic! A leggere le risposte date dal ministro alla "Nuova Venezia", si è portati a credere che a Franceschini non importi il suo cadere in contraddizione.Se da una parte ti annuncia che miliardi di "invasori" nei prossimi anni verranno in Europa e pertanto in Italia, tanto che borghi, sentieri, aree di montagna, conosceranno un aumento notevolissimo di "turisti", dall'altra il rimedio a simili invasioni non potrà che essere il turismo colto e sostenibile. Turismo colto e sostenibile sul modello Reggia di Caserta e di quanto accade nella Venezia del nostro scontento?Dunque, sembrerebbe che al ministro, anche scrittore, non verrebbe affatto la pelle d'oca in vista delle prossime, impressionanti invasioni di "turisti" da lui auspicate e attese per la Cappella degli Scrovegni a Padova o per le Ville palladiane o dove si conservano affreschi di Tiepolo. Per questo politico e intellettuale, nato e cresciuto a Ferrara, un tempo tra le più affascinanti città del silenzio, il Silenzio, il poter sostare in Silenzio all'angolo del Palazzo dei Diamanti o seduto sugli scalini da qualche parte a Spello, in quale delle sue categorie culturali e turistiche rientra? Una recente ricerca ci dice che il 56 degli italiani non ha mai sentito parlare del Ponte di Rialto e che la Cascata delle Marmore si trova nelle Alpi e che la Certosa di Pavia è un formaggio e che per la Valle dei Templi di Agrigento si va in Egitto. Forse una seria riflessione andrebbe fatta su di un punto non secondario: nel mentre cresce "in modo esponenziale" il turismo dai grandi numeri di certo cresce ancora di più l'ignoranza di massa. È evidente che se si vuole avere un turismo colto e lento, giustamente apprezzato da Franceschini, vanno per davvero affrontate e risolte strutturalmente questioni relative all'economia,al sociale e soprattutto alla cultura. Altrimenti il turismo non sarà altro che un'invasione barbarica. Ed è profondamente sbagliata l'idea franceschiniana che, per sfiammare la pressione altissima del turismo "mordi e fuggi", vanno distribuiti "i flussi anche dentro alle città superstar... non ha senso concepire Venezia esclusivamente nel percorso tra stazione, Rialto e Piazza San Marco". Ma è tanto difficile capire che la struttura socioeconomica di Venezia è stata sconvolta irreversibilmente da una infestante monocultura turistica, che ha così stravolto ogni angolo del centro storico? Lei parla di Venezia come città superstar. Forse Venezia sarà superstar, per stare al suo lessico, di certo non è più città. Di cosa stiamo parlando quando da pochi anni in qua più di cento palazzi o piani di palazzo sono diventati alberghi, quando la residenzialità è minacciata di giorno in giorno da centinaia e centinaia di appartamenti affittati ad uso turistico, e poi i BB e poi tutto quello che si nasconde nel sommerso, nel nero. Per esempio, come è possibile ignorare che la Biennale ha intensificato al massimo il suo "lato oscuro" di promotore, in cambio di tariffe milionarie, di "eventi collaterali" che utilizzano decine e decine di spazi in edifici affittati per mostre disseminate ovunque in ogni sestiere? Tutto questo e molto altro ancora ha alterato gravemente la convivenza urbana e certamente anche l'integrità storica e culturale di edifici e di palazzi che furono significativi sul piano artistico e architettonico. Non commentabile, inoltre,quella sua idea di regolare i flussi verso Piazza San Marco mediante un semaforo. Così proponendo, si intuisce che anche per lei Venezia non è più una città, essendo diventata ormai il luogo alieno di un macabro racconto di fantascienza. Infine, da pochi giorni sono apparse due gigantesche mani che, emergendo dall'acqua del Canal Grande, si appoggiano sulla facciata di un albergo dalle parti della Ca' d'Oro. Questa scultura è la sintesi perfetta della Venezia 2017, attraversata da poco meno di 40 milioni di "visitatori" all'anno, e dove ciò che resta di quanto si chiamò arte fa da "supporto" all'attività alberghiera. Infatti, è perfetto il titolo dell'opera con le due gigantesche mani: "Support".
La Nuova Venezia
22 Maggio 2017
✓ Entità verificate
"Venezia superstar" e la monocultura turistica
FR
Franco Miracco
La Nuova Venezia
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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