POMPEI. La mostra è stata chiusa soltanto nella giornata di ieri dopo il sequestro per furto: riapre oggi "Pompei e i Greci" nella Palestra Grande dopo che per tutta la giornata i carabinieri hanno tenuto lontani i visitatori per i rilievi scientifici, transennando l'area dove sono state rilevate le impronte. Resta un mistero la sparizione di una delle borchie che si vedono anche nella ricostruzione della porta di un palazzo "italico", il sontuoso Anaktoron di Torre di Satriano, il sito archeologico a Tito, in provincia di Potenza, che si era "gemellato" con Pompei per la mostra inaugurata il 12 aprile scorso che sarà aperta fino a ottobre. Rubata la borchia di bronzo in una delle sale, ma quando e come lo accerteranno i carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata che indagano sul furto. Il cerchio in metallo battuto, usato per decorare i portoni in edilizia, ha un diametro di 7,3 cm e risale alla seconda metà del VI inizi del V secolo avanti Cristo. Era stato prestato dal Museo archeologico nazionale della Basilicata "Dinu Adamesteanu" di Potenza. Il suo valore assicurativo è di 300 euro, ma non è quello il punto. Sorge una questione che riguarda la sorveglianza, già sollevata nelle scorse settimane dal personale che è in stato di agitazione. Le sale della Palestra Grande, circa cento metri lineari di mostra, erano affidate a due giovani addetti di Ales, la società in house del Mibact. I custodi dipendenti del sito, invece, avevano l'incarico di aprire e chiudere le porte della Palestra la mattina e a fine visite. Del furto si sono accorti Luigi Fariello e Laura Luongo. «La borchia era, come le altre tre, avvitata sul pannello espositivo e coperta da lastra trasparente di protezione. Pertanto la rimozione del pezzo deve aver richiesto un tempo necessario a evitare i controlli dichiara il direttore generale Massimo Osanna l'edificio, inoltre, è di giorno presidiato da personale Ales e di notte sottoposto a videosorveglianza, oltre a essere dotato di sistema di allarme. Oltre al gesto che ferisce il sito di Pompei e il patrimonio culturale italiano, pur trattandosi di un pezzo di valore non inestimabile, mi colpisce anche da un punto di vista personale trattandosi di un'area nella quale avevo condotto direttamente lo scavo». Dunque un affronto a Osanna, un gesto che sembra diretto proprio a lui, autore dello scavo. Non si sa quando, perché il furto stato segnalato dai custodi in perlustrazione la sera di mercoledì. Ma qualcuno ha infilato la mano dietro una lastra di plexiglas e ha strappato uno dei due chiodini che tenevano ferma al pannello la borchia, l'ha sfilata e portata via. Gli addetti dell'Ales erano due, uno si occupava solo della piroga da Poggiomariono e l'altro doveva girare per controllare tutte le sale, ma non si sono accorti della mancanza del reperto. Non darà un grande aiuto alle indagini neppure il sistema di videosorveglianza a circuito chiuso che funziona solo di notte. Un'indagine interna è stata aperta. Dà sostegno al collega Osanna, Marta Ragozzino, direttrice del Polo museale regionale della Basilicata, del quale fa parte il museo di Potenza dove si conservava la borchia sottratta a Pompei. «Al di fuori del suo straordinario contesto lucano, indagato proprio da Osanna - osserva l'archeologa - che la mostra "Pompei e i Greci" ha con grande intelligenza e scientificità finalmente fatto conoscere meglio, il reperto scomparso ha un modesto valore. Lascia increduli e addolorati un gesto del genere che attacca e ferisce il patrimonio culturale che appartiene alla comunità e, portato a Pompei, al mondo intero». Cgil, Cisl, Uil, Unsa e Flp in una nota sottolineano che si tratta dell'«ennesimo tentativo per gettare ombre sul personale di vigilanza degli Scavi da parte del direttore Osanna» e condannano il ricorso a personale esterno.