«A qualunque persona di buon senso dovrebbe essere chiaro che costruire un megapalco e una platea per tremila spettatori tra i tesori del cuore archeologico di Roma, il Palatino, sopra i resti del tempio di Eliogabalo e a pochi metri da quelli della Coenatio Rotunda, la sala da pranzo ruotante di Nerone, è uno scempio che dovrebbe essere vietato». Dopo la discesa in campo del Fai e di Italia Nostra e l'accorato j'accuse dell'archeologo Filippo Coarelli nell'intervista a Repubblica, ora ad aggiungersi al fronte contro l'evento del musical sull'imperatore patrocinato dal Mibact, allestito sulla Vigna Barberini, parte del palazzo imperiale dell'antico colle, è una figura storica dell'impegno per la tutela dei beni ambientali e storico- artistici d'Italia, l'ex pretore d'assalto ed ex procuratore della Repubblica di Civitavecchia Gianfranco Amendola. «Al di là degli aspetti giuridici - conclude - l'immensa struttura che si vede dal basso appare a chiunque come una ferita al nostro patrimonio culturale». E intanto il caso arriva in Procura. Infatti la consigliera del I Municipio Nathalie Naim ha pronto un esposto sul palco del musical chiedendo che l'operazione sia bloccata dai magistrati per "violazione dei codice dei Beni Culturali". «È una vergogna - afferma - che chi dovrebbe tutelare i siti archeologici permetta un'invasione così incredibile di luoghi protetti dalla legge sulla tutela». Proprio ieri si è tenuta alla Fondazione Besso di Largo Argentina, anche la conferenza di Filippo Coarelli, che ha raccontato la sua visita al cantiere e l'esperienza, davvero impressionante, di trovarsi davanti uno dei Tir che hanno scalato il Palatino con le loro grandi ruote e la gru montata per realizzare il palco e la platea: «Non si erano mai visti sul Palatino quei bisonti pesantissimi con i quali hanno portato il materiale che è stato scaricato». E oltre a quella di un Tir, ci sono anche due fotografie che rendono ancora più evidente l'occupazione dell'area da parte del gigante di tubi Innocenti. In una veduta aerea precedente, si scorgono a destra della piccola chiesa del Palatino proprio i resti del tempio di Eliogabalo. E se si confronta con un'altra foto, recente, del palco in costruzione, si capisce con precisione che questi resti stessi sono imprigionati sotto il palcoscenico del musical. Un pezzo importante di storia oscurato, messo pericolosamente a rischio. A mettere in luce le fondazioni del tempio, chiamato del Sole, di 60 metri per 40, fu negli anni Trenta l'archeologo Alfonso Bartoli. Era stato fatto costruire dall'imperatore Eliogabalo che vi aveva raccolto secondo le fonti le reliquie più sacre di Roma, tra cui il Palladio. E questo spiegherebbe anche la denominazione "Pallara" assunta dalla zona nel Medioevo. Non solo. Per accedere alla terrazza del tempio era stato alzato un ingresso monumentale detto Pentapylum, i cui resti sono riconoscibili ancora oggi lungo il confine tra via di San Bonaventura e Vigna Barberini.
la Repubblica
19 Maggio 2017
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Paolo Boccacci
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Bene culturale
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