Andrea Carandini, già ordinario di Archeologia alla Sapienza, ex presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali, presidente del Fai, scatta le foto del degrado Per come è ridotta Roma, personalmente le tolgo il titolo di Urbs e di Civitas. Ormai è un agglomerato indistinto. Nemmeno barbarico, perché quelle popolazioni avevano le loro regole interne». Per un archeologo dello spessore di Andrea Carandini (già ordinario di Archeologia alla Sapienza, ex presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali e oggi presidente del Fai) negare a Roma il titolo di Urbs e Civitas equivale al disconoscimento di una madre da parte di un figlio. «Urbs» indica una realtà urbana dotata di confine sacro, quindi dedicata agli dei. «Civitas» definisce una società di cittadini capaci di osservare i doveri e difendere i propri diritti. Autore dell'«Atlante di Roma Carandini ha scavato per anni al Palatino e ha firmato lo sterminato «Atlante di Roma» dopo un lungo lavoro. Della Capitale ha parlato in innumerevoli libri. Ma martedì 16 maggio nel pomeriggio ha deciso di fotografare con il suo telefono cellulare lo sfascio e l'abbandono della Città eterna: «Detesto la parola indignazione, viene usata spesso a sproposito e con troppa facilità. Ma mi sono ritrovato a camminare nell'area intorno alla Fontana di Trevi e ho deciso di fermare alcune immagini, inviandole al Corriere della Sera. Ho sinceramente provato una profonda indignazione, come cittadino romano, come amante della cultura espressa da questa città». Lo spazio pubblico occupato Uno studioso famoso nel mondo che si improvvisa fotoreporter del degrado romano, non capita tutti i giorni. Ciò che ha soprattutto fatto infuriare Carandini è stata l'arroganza con cui qualsiasi negozio che indistintamente vende souvenir, panini, frutta e maglie di squadre di calcio possa occupare impunemente lo spazio pubblico: «Ciascuna di queste rivendite piene di paccottiglia può invadere i marciapiedi, i lati del negozio, l'area stradale davanti all'ingresso. E nessuno dice una parola: all'attuale amministrazione va bene tutto com'è. La Roma in cui molti di noi sono nati e cresciuti non esiste più, è sparita, interi quartieri sono ridotti nelle stesse condizioni in cui versano le vie intorno alla Fontana di Trevi. Magari non via Condotti e via Frattina, ma basta spostarsi poco più in là e il disastro è visibilissimo». La pressione del turismo E poi c'è la pressione del turismo mordi e fuggi intorno ai Santuari del turismo globale, prima tra tutti Fontana di Trevi: «Ormai capita tutti i giorni che qualcuno si bagni nella splendida vasca, ed è un oltraggio inaccettabile. Ma ormai è impossibile persino guardarla, ammirarla, fotografarla. Tutti sono seduti sui bordi, c'è un bivacco continuo. Bisognerebbe regolare i flussi perché l'area non può più reggere all'urto di masse così massicce. Bisognerebbe considerare la piazza come un teatro, un certo numero entra e altri escono. Ma tanto». Ma tanto, Carandini? «Mi sembra che la giunta Raggi intenda occuparsi a tutti i costi di ciò che non le compete, come la riorganizzazione della Soprintendenza speciale per il Colosseo e l'Area Archeologica centrale di Roma, ricorrendo al Tar come se fosse competente in materia archeologica. Invece non si occupa minimamente di ciò che dovrebbe amministrare e veramente le compete».