Il messaggio scritto da Castiglione per conto di Raffaello è alla base dell'articolo 9 Settis e Montanari al convegno: per costruire il futuro va tutelato il passato Nella sala di Manto in palazzo Ducale ieri pomeriggio la star del convegno su Baldassarre Castiglione è stata la lettera, scritta di suo pugno per conto di Raffaello, indirizzata a papa Leone X. Un documento di valore talmente eccezionale da diventare elemento fondante dell'articolo 9 della Costituzione italiana, che tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. E siccome tutti gli stati del mondo - così ha detto Salvatore Settis - hanno più o meno copiato da noi le loro leggi di tutela culturale e ambientale, Raffaello e Castiglione hanno travalicato spazio e tempo indicando la strada per preservare i monumenti antichi dalla distruzione. Non un semplice salvataggio o una manutenzione di ciò che fu, ma un progetto avvenire. Un paragone calzante lo ha lanciato Tomaso Montanari: come nell'Eneide di Virgilio «Enea non abbandona suo padre Anchise, così la modernità si porta sulle spalle l'antichità». Per costruire il futuro bisogna tutelare il passato. Capita invece che lo si distrugga, non solo per incuria ma sistematicamente, con metodo. Una distruzione che avveniva anche nella Roma del 1519 (anno della lettera dell'architetto-artista Raffaello e del letterato-diplomatico Castiglione) dove si depredavano blocchi marmi che servivano «come quadrotti» - così ha detto Francesco Paolo Di Teodoro - o venivano "pestati" e ridotti in calce per costruire nuovi palazzi. Un'inciviltà, quella di allora, che si fa attuale nelle «nuvole nere che si addensano oggi sulla cultura, col paesaggio sempre più nudo di fronte al cemento», col risultato che «l'articolo 9 è sotto attacco», ha affermato Montanari. Nonostante ieri sia stato un giorno di sole per il nostro patrimonio culturale, con la presentazione in mattinata, nella Sacrestia della Santissima Trinità, delle carte di Baldassarre che il Ministero dei beni culturali ha acquistato dalla famiglia Castiglioni, cui è andata la gratitudine degli intervenuti. Non si tratta, infatti, di tutelare solo le pietre, ma anche i documenti che servono a capire quelle pietre. Senza dimenticare, anche, che «la tutela è affidata alla coscienza civile» di tutti: così si è espresso Angelo Stella, curatore insieme a Guido La Rocca e Umberto Morando delle Lettere famigliari e diplomatiche di Baldassarre Castiglione, edite l'anno scorso in tre volumi da Einaudi. Stella ha ricordato il mantovano La Rocca, promotore degli studi su Castiglione, che nel 1973 nella corte di Casatico aveva messo in ordine il suo epistolario. Stella si è soffermato sui rapporti di Baldassarre con i Gonzaga (i marchesi Francesco e Federico e Isabella d'Este) e sulle guerre che allora imperversavano per l'Italia (calata dei lanzichenecchi e sacco di Roma). Il convegno Baldassarre Castiglione, da Mantova all'Europa: un grande protagonista della modernità, coordinato da Gino Famiglietti (a capo della Direzione generale degli Archivi, sui si deve l'acquisizione delle carte di Castiglione), si è chiuso con Amedeo Quondam su come nacque il Libro del Cortegiano, di cui l'anno scorso ha curato tre volumi per l'editore Bulzoni (il quarto uscirà prossimamente) relativi alla prima edizione (a Venezia nel 1528 presso gli eredi di Aldo Manuzio e di suo suocero Andrea Torresano, di Asola, il meglio dell'arte tipografica di quel tempo), al manoscritto di tipografia e all'autore e ai suoi copisti, ovvero come il Cortegiano divenne libro a stampa. Il pomeriggio nel segno di Baldassarre Castiglione è stato introdotto dal benvenuto di Peter Assmann, direttore del complesso museale di palazzo Ducale.