Il curatore del padiglione: a costo zero per i cittadini VENEZIA. «Chi parla di conflitto di interessi e di scarsa rappresentazione delle eccellenze veneziane lo fa animato da malafede o da ignoranza: nel mio spazio sono presentati i fiori all'occhiello della produzione del territorio, la polemica che si è originata attorno all'esposizione è indecente». Stefano Zecchi, curatore del padiglione Venezia della Biennale d'arte respinge le accuse su «cattivo gusto e scarsa trasparenza» fatte dall'opposizione a Ca' Farsetti, così come dalle associazioni di categoria artigiane. Al centro della querelle la scelta degli espositori, che è ricaduta su aziende di carattere imprenditoriale, realtà che hanno la loro base operativa e produttiva anche fuori dal comune, società riconducibili al sindaco Luigi Brugnaro o al suo delegato alle tradizioni Giovanni Giusto. Alle recensioni al vetriolo anche di parte della stampa internazionale hanno presto seguito le interpellanze del Movimento 5 Stelle e le contestazioni dei rappresentanti del Partito Democratico, che hanno anche chiesto il conto della realizzazione del padiglione. «Queste sono domande più che legittime, se sedessi in consiglio comunale le porrei io stesso concede Zecchi ma non c'è stato alcun peso per la cittadinanza, tutto è stato realizzato a costo zero». Ben diversa è la replica alle accuse di scarsa «venezianità» dell'esposizione: «Chi parla così, evidentemente, non ha visto la mostra o, al massimo, le avrà dato una scorsa molto superficiale prosegue il curatore Il novanta per cento dei presenti è del territorio, ma anche qui si tradisce ignoranza e supponenza: la Serenissima non era certo limitata ai confini di Venezia». A far scattare la replica piccata è l'ipotesi di un conflitto di interessi: «È vero che tra gli espositori c'è anche l'Abate Zanetti, società del sindaco, ma non certo a causa di un favoritismo insiste Zecchi La verità è quell'azienda, rilevata da Brugnaro ben prima del suo incarico istituzionale, oggi rappresenta un'eccellenza non solo produttiva ma soprattutto formativa, la sua scuola professionale sta facendo sì che la tradizione artigiana tanto maltrattata negli ultimi decenni sia mantenuta viva, trasmessa a tantissimi giovani volenterosi e capaci. Ecco perché anche loro trovano spazio al padiglione Venezia». Le polemiche, comunque, sono destinate a durare: già nei giorni scorsi le critiche erano state molto precise e puntuali, sia da parte di Confartigianato che del consorzio Promovetro di Murano: aziende come Merchant of Venice, Bevilacqua o Caovilla, pur rappresentando senza dubbi l'alta qualità veneta, hanno infatti un'anima imprenditoriale, non certo artigiana, mentre per quanto riguarda la contestata presenza della ditta Zafferano di Quinto di Treviso e dei suoi calici in vetro, a far storcere il naso non è la sede legale nella Marca (che comunque lascia fuori la scuola muranese), quanto piuttosto la sua linea di produzione, che si allunga fino all'Europa dell'est e alla Cina. «C'era bisogno di cadere così in basso? E' una questione di opportunità, prima ancora che di conflitto d'interessi interviene il pd Nicola Pellicani . Dove sono gli altri artigiani e aziende del vetro? Davvero crediamo che questo faccia del bene a Venezia e rappresenti un indirizzo strategico per il suo artigianato?».