Capitaneria, Porto e Provveditorato al lavoro: l'ipotesi di interventi per ridurre i fumi VENEZIA. Capitaneria di Porto, Autorità portuale e Provveditorato alle opere pubbliche, oltre ai piloti. E' questo il tavolo che, da un paio di mesi, sta lavorando sull'ipotesi di una nuova serie di limitazioni e mitigazioni legate all'ingresso in laguna delle grandi navi da crociera. L'obiettivo è quello di dare un segnale all'opinione pubblica, dopo le tante proteste che si ripetono sull'argomento. Uno dei temi su cui potrebbero esserci nuovi limiti è quello della riduzione dei fumi. VENEZIA. «L'Autorità marittima, d'intesa con il Magistrato alle Acque di Venezia e l'Autorità portuale, adotta misure finalizzate a mitigare i rischi connessi al regime transitorio». Così recita il decreto Clini-Passera, approvato ormai cinque anni fa, nella parte in cui stabiliva che il limite delle 40 mila tonnellate di stazza per le navi in transito davanti a San Marco fino possa essere derogato fino a quando non sia stata trovata «la disponibilità di vie di navigazione praticabili alternative a quelle vietate». E da un paio di mesi un tavolo tecnico tra i tre enti (Capitaneria, Porto e Provveditorato interregionale alle opere pubbliche, oltre ai piloti) sono al lavoro per stabilire nuove norme che rendano meno «impattante» il passaggio delle enormi navi da crociera a due passi dal «salotto» della città storica. «Stiamo lavorando su tante possibilità, che poi dovranno essere oggetto di valutazione del ministero - dice il comandante Goffredo Bon - la legge impone misure di mitigazione, che vanno riviste e intensificate». Anche perché in realtà la vera e principale misura stabilita ancora nel 2013 dalla Capitaneria, quella del limite massimo di 96 mila tonnellate, è stata spazzata via dai giudici amministrativi e se oggi è ancora vigente è solo per la volontà delle compagnie, che hanno deciso di autolimitarsi, anche a costo di perdere oltre 300 mila passeggeri in questi anni. E da qualche giorno, oltre alle misure transitorie, manca anche l'obiettivo finale, per lo meno nelle carte ufficiali. Il comandante Bon, infatti, lo scorso 5 maggio dopo aver ricevuto una nota dall'Autorità portuale di sistema che lo informava della bocciatura dell'ipotesi di scavo del canale Contorta-Sant'Angelo da parte della commissione di valutazione d'impatto ambientale e del fatto che lo stesso ente aveva ormai rinunciato a sostenerlo ha revocato il decreto 472 del dicembre 2013 che metteva proprio il Contorta al centro della procedura, come ipotesi di partenza prescelta, e da lì avviava il confronto tecnico tra quelle alternative. In questo momento dunque non c'è alcun progetto «adottato» dall'Autorità marittima: né il Duferco-De Piccoli, cioè l'ipotesi di un terminal di scalo alla bocca di Lido, che ha superato la Via ma non ha il parere favorevole dei ministeri e del nuovo presidente del Porto Pino Musolino, che a parole l'ha bocciato in più circostanze e sta proseguendo il ricorso al Tar avviato dal suo predecessore Paolo Costa; né però il Vittorio Emanuele, che in attesa del Comitatone di inizio giugno è ancora in fase progettuale. «Aspettiamo che da Roma ci comunichino un progetto che non solo abbia superato la Via, ma che sia anche approvato dal livello centrale», dice Bon, lasciando capire che il Duferco non lo è. Anche sui nuovi limiti la Capitaneria, finita le proprie valutazioni, intende dialogare con il ministero: solo dopo un nuovo decreto interministeriale che li recepisca arriverebbe l'ordinanza. Nel frattempo però si è ritenuto che servisse lanciare un nuovo segnale alla popolazione e anche a quei comitati che di recente hanno depositato un esposto alla procura proprio accusandola di inerzia sulla vicenda. Per ora le ipotesi sono al vaglio, ma pare che potrebbero esserci delle nuove misure per contenere l'inquinamento (per esempio istituzionalizzando l'accordo blue flag, anche con la pubblicazioni delle analisi) e altri limiti, forse sulla sicurezza.