Se avessero pagato quanto avrebbero dovuto, nelle casse dello Stato e in particolare della Sovrintendenza ai beni archeologici della Campania, sarebbero entrati non meno di dieci milioni. Per gli ultimi anni di gestione la Corte dei Conti della Campania batte cassa. Sono in corso le notifiche degli inviti a dedurre per tre ex Soprintendenti. Da Villa Pignatelli alla Floridiana: la Corte dei Conti «indaga» tre ex soprintendenti e due dirigenti Napoli. Se avessero pagato quanto avrebbero dovuto, nelle casse dello Stato e in particolare della Sovrintendenza ai beni archeologici della Campania, sarebbero entrati non meno di dieci milioni. Case di prestigio, con un valore economico quasi inestimabile e con affitti fino a 5mila euro al mese, ma che invece sono state sottostimate, anzi «regalate». Per molti di quei milioni di euro di canoni non riscossi o riscossi a prezzi irrisori, lo Stato non riuscirà ad avere indietro nulla, perché il tempo trascorso è troppo e l'azione risarcitoria è andata in prescrizione. Per gli ultimi anni di gestione, considerata a perdere, la Corte dei Conti della Campania però batte cassa per un danno erariale stimato attorno al milione e mezzo. Sono in corso le notifiche degli inviti a dedurre per tre ex Soprintendenti e due dirigenti, finiti nel mirino del pm Ferruccio Capalbo, coordinato dal procuratore regionale Michele Oricchio, e degli uomini del Primo Gruppo della Guardia di Finanza di Napoli, che per mesi hanno spulciato centinaia e centinaia di documenti e alla fine sono riusciti a scrivere una informativa che porterà davanti ai magistrati di via Piedigrotta cinque persone. Sono tre gli immobili dello Stato dove vivono cittadini privati «privilegiati». Villa Pignatelli, dove ci sono almeno cinque immobili «sospetti», la Floridiana dove addirittura per un appartamento vista Golfo di Napoli l'affittuario paga 35 euro al mese, e infine a Capodimonte dove con affaccio sul bosco si versa allo Stato meno di 200 euro. Una scaldalo che già il «Corriere del Mezzogiorno» svelò a febbraio con la notizia dell'avvio dell'indagine che suscitò perplessità anche da parte della direttrice del Polo Museale, Anna Imponente, che annunciò la linea dura della nuova Soprintendenza. Un fascicolo di indagine «ricco» quello della Corte dei Conti: secondo l'accusa si tratta di cifre non incassate che hanno generato perdite di oltre 50mila euro al mese, che moltiplicate per un anno fanno più di 500mila euro. Una «affittopoli» napoletana che non è finita qui. Oltre agli edifici presenti all'interno del Palazzo Reale per i quali c'è una indagine stralcio che potrebbe portare a risvolti anche immediati, c'è l'altro filone e riguarda le case del Comune di Napoli. Sulla gestione del patrimonio di Palazzo San Giacomo l'elenco delle verifiche della Corte dei Conti è molto lungo perché la rete di affitti a canoni irrisori e quindi in perdita è molto lunga e si estende da Chiaia, al Vomero, passando per Fuorigrotta fino ad arrivare in periferia. Al vaglio dei pm contabili sono passati 334 rapporti di locazione nelle zone chic della città. Già due mesi fa, un primo importante filone di indagine si è chiuso con l'inizio del processo. Beni per i quali i magistrati hanno chiesto ad ex amministratori e dirigenti del comune di Napoli danni per mancati introiti per oltre 2 milioni e 200mila euro.