I colpi alla Capitolare e al Seminario vescovile di Verona. De Caro è ai domiciliari in città VERONA. Una lettera battuta a macchina, tagliente e sospetta. «Eccellenza Reverendissima, Monsignori tutti e membri della Curia, vengo con questa mia dopo un lungo ripensamento di anni...», esordisce il mittente che si definisce collaboratore dell'ex Prefetto della Biblioteca Capitolare di Verona, monsignor Alberto Piazzi, morto nell'ottobre del 2015 dopo una vita dedicata alle ricerche storiche, all'arte sacra e ai tesori bibliografici. Tesori come quelli della «Capitolare» scaligera, una delle biblioteche più antiche e ricche del mondo con i suoi 1.500 anni di storia e gli oltre 100 mila volumi, alcuni di inestimabile valore. Il sedicente collaboratore parla di furti perpetrati per anni di testi preziosi, incunaboli, cinquecentine, seicentine. Fa nomi e cognomi dei presunti ladri ma firma in modo incomprensibile. La lettera, al di là dell'attendibilità, ha provocato l'ennesima scossa alla famosa biblioteca. L'attuale prefetto della «Capitolare», don Giulio Fasani, ha subito disposto un'indagine interna per verificare cosa manchi dagli scaffali. E mentre i carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio artistico di Venezia cercano di capirne di più, si scopre che la Procura di Verona, guidata da Angela Barbaglio, ha chiuso un'indagine per tre furti aggravati di testi antichi: due messi a segno alla Biblioteca del seminario vescovile, altra importante istituzione culturale diocesana, per un totale di 17 volumi, fra cui 4 opere di Galileo Galilei, un testo di Volta e il «Nuovo Organo delle scienze» di Francesco Bacone di Verulamio; il terzo proprio alla biblioteca Capitolare, dov'era stato trafugato il «Dialogo de Cecco di Ronchitti da Bruzene», un'opera del 1605 redatta da un monaco benedettino vicino a Galileo Galilei. La sparizione di tanti testi riferibili al grande scienziato pisano non è casuale. Indagato eccellente è infatti Marino Massimo De Caro, l'ex direttore della biblioteca dei Girolamini di Napoli grande appassionato di Galileo. Alla Capitolare ha usato destrezza: si è fatto consegnare l'opera miscellanea, ne ha strappato una parte sfruttando un attimo di distrazione della bibliotecaria, se l'è portata a casa e ne ha riconsegnato una copia fotostatica. Veloce, preciso, insospettabile. De Caro è abilissimo e competentissimo. Condannato a sette anni per peculato e attualmente sotto processo per devastazione e saccheggio proprio della biblioteca dei Girolamini, ha confessato di aver sottratto a Napoli 1.270 volumi antichi nel periodo in cui dirigeva la biblioteca, lì voluto dall'allora ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan. Una montagna di libri che l'infedele direttore avrebbe venduto ad antiquari e collezionisti di mezzo mondo, fra i quali Marcello Dell'Utri del quale era buon amico. L'uomo, origini pugliesi, ha eletto Verona a sua seconda patria e qui sta scontando la condanna ai domiciliari. Nell'ultimo anno ha fatto nuovamente parlare di sé quando il Vicariato episcopale lo ha chiamato per realizzare una mostra dedicata all'iconografia di Galileo. Il magistrato di Sorveglianza di Verona che gli aveva concesso l'autorizzazione al lavoro esterno ha improvvisamente cambiato idea. «Revoca con effetto immediato», ha disposto. Il motivo? Il giudice si è accorto che De Caro era indagato per il furto dell'opera «galileiana» dalla Capitolare. Come dire, da una parte ruba, dall'altra celebra. Il tutto in pochi metri, visto che la mostra doveva essere allestita vicino alla biblioteca. «Insanabile contrasto, offensivo per la collettività!», ha sentenziato il giudice, rispendendo De Caro fra le mura di casa, peraltro confortevoli. «Non ha violato alcuna prescrizione, deve tornare al suo lavoro», hanno lamentato i legali rivolgendosi alla Cassazione. I supremi giudici hanno detto no: revoca legittima. Con lui a Verona è indagato anche un avvocato appassionato di libri antichi, Stephane Delsalle, accusato di complicità dallo stesso ex direttore. Le posizioni di altri indagati, per ricettazione, sono state stralciate per incompetenza territoriale: di loro si occuperanno i pm di Torino e Roma. Su tutto questo è piombata ora la lettera di denuncia della Capitolare. «Se chi denuncia ha delle prove le produca», è insorto don Fasani. Dal catalogo sembra non mancare nulla. Ma, come insegna la vicenda Girolamini, i cataloghi sono manipolabili. «Bene, allora ci indichi le opere che sono sparite». De Caro osserva e ascolta, a distanza di sicurezza.
Corriere della Sera
15 Maggio 2017
✓ Entità verificate
Verona. Il giallo dei testi di Galileo spariti. Indagato l'uomo dei furti di Napoli
AN
Andrea Pasqualetto
Corriere della Sera
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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