Nella austere sale di via Nicolo Porpora 22 -già Villino Astaldi, regalato all'associazione "Italia Nostra" da Maria Luisa Astaldi, una intellettuale che usava la fortuna di famiglia per promuovere la cultura umanistica e scientifica- s'è consumato in queste ultime settimane un dramma che avrebbe potuto travolgere la storica associazione: il cui primo germe si sviluppò nelle conversazioni attorno al camino del castello di Torre in Pietra, dove Elena Albertini-Carandini, riuniva la domenica gli amici, nei tempi diffìcili dell'immediato dopoguerra. C'era l'archeologo Umberto Zanotti Bianco, e c'era anche la giovane Desideria Pasolini Dell'Onda... Ma il 27 giugno scorso la Presidente Nazionale di Italia Nostra, cioè Desideria Pasolini dall'Onda, convocato il direttivo nazionale a Via Porpora, si è dimessa in anticipo dalla carica a cui era stata eletta con un consenso plebiscitario. Con lei - che peraltro aveva avanzato ragioni personali per le dimissioni, stanchezza e problemi familiari - sono andati via il magistrato Gianfranco Amendola, l'architetto Vezio De Lucia. Le motivazioni? Di fatto, sembra siano state le dimissioni(suggerite) della Segretaria Generale, Gaia Pallottino, ad aver scatenato la bufera, all'interno di quella che per sessantanni è stata, e speriamo continui ad esserlo, una piccola isola di virtù civili nel marasma italiano. Ne parlo, per cominciare, con Maria Antonelli Carandini, tenace Presidente della Sezione Romana di "ItaliaNostra". «Ma come, stava succedendo questo putiferio, io ho ricevuto un e-mail nientedimeno che da Fuscaldo, in provincia di Cosenza, dove il presidente della locale sezione di Italia Nostra tuonava contro la candidatura a Presidente di Carlo Ripa di Meaiia.. .e tu non mi dicevi nulla? Poi mi sono arrivate altre trenta e-mail, ma tutte da Fuscaldo, in cui mi si garantiva che trenta sezioni di Italia Nostra, da Napoli a Firenze a Sorrento, si erano schierate contro la designazione di Ripa di Meana... Che succede?» Con pazienza, Maria mi spiega: «Succede che si è scoperto che Gaia Pallottino, a cui Desideria aveva affidato la gestione economica di "Italia Nostra", non era più in grado, anche per ragioni di salute, di svolgere la sua funzione...» E l'architetta Mirella Belvisi, componente del direttivo nazionale e consigliera della sezione romana, aggiunge: «Quando Gaia è andata a Londra per un consulto medico, il direttivo nazionale ha chiesto al vice-Presidente, il dottor Giuseppe Giliberti, di guardare un po' i conti... Si è scoperto che non c'era più liquidità, che i consulenti aspettavano di essere pagati da non so quanti mesi, e che i dipendenti non ricevevano lo stipendio da marzo... Allora è stato chiesto a Gaia di rinunciare al compito troppo gravoso che aveva e di restare nell' Associazione come consulente, a seguire quei progetti di tutela che lei è bravissima a portare avanti... Ma ha rifiutato, anzi possiamo dire che ha tentato di scatenare una guerra mai vista all'interno di "Italia Nostra"...» «La guerra delle 30 Sezioni?» «Ma le Sezioni, in tutto il Paese, sono circa duecento...», fa notare Maria Antonelli. «E poi non è arrivato in via Porpora -fa osservare Mirella Belvisi- neppure un verbale di un consiglio direttivo di una sola di queste presunte trenta sezioni dissidenti,che rifiutasse la candidatura di Carlo Ripa di Meana...» «Ma le dimissioni di Desideria Pasolini dall'Onda?» «Non ce le aspettavamo, ci aveva detto che dopo l'udienza al Quirinale, che è slittata in autunno, con tutte queste crisi e tragedie mondiali, avrebbe lasciato sì la carica, ma avrebbe mantenuto il suo posto nel direttivo: soprattutto per curare il progetto di tutela del paesaggio agrario a cui sta lavorando da anni...» «Penso che sia andata via, nonostante tutti noi le chiedessimo di restare, per una forma eccessiva di assunzione di corresponsabilità con la gestione Pallottino...», ipotizza la Presidente della Sezione Romana di Italia Nostra.