CI siamo. Domani il Tar del Lazio esaminerà i due ricorsi presentati dal Campidoglio M5S e dalla Uil contro l'istituzione del Parco archeologico del Colosseo ideata dal titolare dei Beni culturali Dario Franceschini. Ma, in attesa della pronuncia dei magistrati di via Flaminia, sono i colleghi del Consiglio di Stato a esprimersi sull'Anfiteatro Flavio e a mettere il bastone tra le ruote al Mibact. Il presidente della quinta sezione di Palazzo Spada, Giuseppe Severini, giovedì ha firmato il decreto con cui ha congelato il bando per l'affidamento dei "servizi di biglietteria e vigilanza per i siti del Colosseo, Palatino, Foro romano e Domus Aurea". A ottenere la sospensiva d'urgenza e a impugnare la gara ancor prima dell'apertura delle buste con le offerte sono state CoopCulture e D'Uva, entrambe interessate ad aggiudicarsi un affare da 33 milioni di euro ma indispettite dal modo in cui è stato formulata una procedura che prevede anche il servizio di noleggio delle audioguide e l'organizzazione delle visite guidate. A curare il bando, come deciso dal ministro Franceschini dopo l'apertura di un'indagine per truffa e l'interessamento della Corte dei conti sulla bigliettazione del Colosseo e i balzelli per le mostre, adesso è Consip. Andatura lenta: il termine per la presentazione delle offerte, dopo una serie di riunioni informali con gli operatori, è già slittato dal 4 aprile al 25 maggio. Mentre chi aveva iniziato a lavorare sul bando nel frattempo è stato travolto dall'inchiesta sulla centrale acquisti del governo: tra i dirigenti che hanno gettato le basi della gara c'è anche Marco Gasparri, il grande accusatore che ha confessato di aver ricevuto una tangente da 100mila euro dall'imprenditore napoletano Alfredo Romeo. Ora a dettare i tempi, però, è il Consiglio di Stato. La prossima udienza per «estrema gravità e urgenza» è stata fissata proprio il 25 maggio, ultimo giorno per presentare le offerte per il Colosseo. Il gigante dei monumenti capitolini ha numeri da capogiro: nel 2016 ha macinato 60 milioni di euro e ospitato 6,4 milioni di visitatori. Nei primi quattro mesi del 2017, poi, ha registrato un incremento delle presenze del 15 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Un dato che lascia presagire un nuovo record d'incassi. Questi numeri non sono sfuggiti al Campidoglio grillino, che domani si presenterà al Tar del Lazio nel tentativo di ribaltare il disegno del Mibact e di segnare un punto a favore del Movimento 5Stelle nel continuo braccio di ferro con il Pd. La sindaca Virginia Raggi, annunciando di aver impugnato il decreto di riorganizzazione della Soprintendenza speciale per il Colosseo e l'area archeologica centrale di Roma, a fine aprile non si era risparmiata: «È inaccettabile che i ricavi della bigliettazione di Colosseo e Fori, che portano 40 milioni nelle casse del nuovo ente ministeriale, prima andavano per l'80 per cento alla Soprintendenza speciale e oggi invece sono tutti del Parco e solo il 30 per cento torna al Comune, a cui resta molto poco. Non posso accettare scelte calate dall'alto sulla città prese senza consultazione ». Frecciata a favor di telecamere a Franceschini peraltro arrivata subito dopo la presentazione congiunta di una mostra e ricorso depositato al Tar. La difesa dell'avvocatura dello Stato è già nelle mani dei giudici della seconda sezione quater. «I confini del nuovo Parco archeologico si legge nella memoria coincidono perfettamente con quelli sanciti nell'accordo del 2015 con il Comune di Roma e nessuna diminuzione potrà verificarsi nelle disponibilità economico-finanziarie da destinare agli altri monumenti statali già compresi nella preesistente Soprintendenza speciale e oggi esclusi dal nuovo Parco archeologico ». Insomma, per i legali del governo «nulla cambia e nulla è cambiato». E per i giudici amministrativi? Si vedrà.